Avellino – Consiglio dei veleni: Gengaro lascia la presidenza

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Avellino – Non finisce mai di riservare sorprese il Consiglio comunale di Avellino proprio come le migliori telenovele argentine. Protagonisti dell’episodio di questa sera, coronamento di quello che potrebbe anche essere un amore ormai consumato, il presidente del Consiglio Antonio Gengaro, l’Udc e la maggioranza. Dietro le quinte, ma solo per senso civile ed etico, l’Italia dei Valori. La scena clou della seduta di questa sera è stata incentrata su una proposta: invertire l’ordine del giorno per dare la parola a Pino Rosato (manager dell’Azienda Moscati), Carmine Ragano (in rappresentanza dei medici di base), Carlo Caramelli (presidente regionale di Cittadinanza Attiva) in merito ad un odg presentato dal consigliere di minoranza Costantino Preziosi circa le liste di attesa per le prestazioni sanitarie. Il climax esplode in pochi minuti. La Verde, capogruppo del Pd, chiede la parola, ma lo stesso Gengaro gliela nega. A questo punto, sempre su decisione del presidente, si va alla votazione… ma finisce male, molto male. Tutta la maggioranza consiliare vota in 19 contro la richiesta di Gengaro (primo punto della discussione doveva essere l’approvazione della variazione di bilancio di previsione nonché al bilancio pluriennale 2009/2011), a favore l’opposizione e l’Idv (7 voti). A questo punto l’atto finale che colpisce e che rimanda al seguito: “Mi dimetto dal ruolo di presidente del Consiglio comunale di Avellino”. E così Gengaro esce di scena. Immediate le reazioni dell’intero parlamentino.

Il più duro è Ettore Iacovacci del Pd: “Il presidente del Consiglio non può farsi carico di un ordine del giorno di un consigliere, perde la sua integrità istituzionale. Ha chiamato persone esterne al Consiglio senza darne comunicazione preventiva. Gengaro non può avere la pretesa di avere il parlamentino avellinese in mano. La stessa situazione l’abbiamo vissuta noi gruppo di maggioranza quando chiedemmo di invertire l’odg riguardante i co.co.co. e ci fu bocciata. A quel punto dovevamo dimetterci anche noi?”. Ed anche l’opposizione scaglia frecce dal suo arco. “Non mi stupisce ciò che è accaduto – commenta Virgilio Cicalese – perché la maggioranza ha dimostrato di vivere una condizione di contraddizione seria. Gengaro forse è una delle uniche persone in questo Consiglio intelligenti e competenti. Con queste dichiarazioni ha compiuto un atto di liberazione che con molta probabilità gli eviterà anche qualche malessere fisico e lo scioglierà dal governo delle galline”. Per Massimo Preziosi si è trattato di ostruzionismo all’opposizione, mentre Luigi Urciuoli (Idv) è stato senza dubbio più flessibile: “Si poteva evitare questa capitolazione. Gengaro avrebbe potuto invitarci prima del Consiglio e dare parola agli ospiti intervenuti per discutere di liste di attesa”. Per tutti si è trattato di un comportamento anomalo ed inaspettato. Senza parole il sindaco Galasso apparso visibilmente sconcertato e forse anche un po’ preoccupato. Gengaro all’opposizione potrebbe essere per la sua amministrazione una bomba ad orologeria. Ma Iacovacci rincara la dose: “Questo di Gengaro è un bell’attentato prenatalizio, altro che momento di rabbia”. E mentre tutti cercavano di dare una motivazione plausibile e capire i tanti perché, i capigruppo si sono riuniti per stabilire la prossima seduta di Consiglio valida per rieleggere il presidente. Per Statuto non bisogna oltrepassare la soglia dei 10 giorni dalle dimissioni. Per lunedì è convocato un nuovo incontro, mentre il parlamentino tornerà in assise i prossimi 27 e 28 dicembre.

Dal canto suo, Gengaro terrà una conferenza stampa domani mattina, alle 11 presso Palazzo di Città, per spiegare i motivi della sua scelta e fugare ogni dubbio.

Le dimissioni di Gengaro hanno messo in secondo piano la precedente discussione. Nell’ambito del tempo concesso alle interrogazioni, sono state portate all’attenzione del consesso numerose problematiche legate alla città. In prima battuta, il consigliere Preziosi ha posto l’accento sulle modalità di ripartizione dei fondi Cinema Sud, rassegna che vorrebbe rievocare i fasti del Laceno d’oro. Secondo l’esponente dell’Udc, infatti, con i 150mila euro finanziati sarebbero state fatte ‘spese’ anche per il concertone di D’Alessio. Atto illegittimo, a suo dire. Ma la controbattuta del sindaco è stata rapida: “Abbiamo avuto i fondi, manca il decreto regionale. E la supervisione di due dirigenti di Palazzo Santa Lucia, con l’assessore Biazzo, che hanno seguito la nostra pratica hanno regolarizzato il tutto. Non c’è nulla di illegittimo”. Si è poi parlato del potenziale rischio inquinamento della bretella di via Zigarelli, della mancanza di servizi igienici pubblici in città (anche in vista degli eventi natalizi), di incompatibilità di incarico da parte del coordinatore del Piano Strategico Donato Pennetta in quanto solo sei mesi fa ricopriva la carica di assessore, di decentramento dei servizi comunali con l’estromissione di rione Valle-Ponticelli, di gestione dei parcheggi per i disabili e di spese stornate dal settore manutenzione (si parla di oltre 6mila euro) per acquistare nuovi arredi non menzionati tra i verbali di dismissione. (di Marianna Marrazzo)

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