Adiglietti: “De Blasio e Famiglietti? Non tifo per nessuno dei due”

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Avellino – Continua l’epopea del congresso Pd, conclusosi a livello nazionale e regionale, ma non ancora a quello provinciale. Due i nomi in campo per la segreteria irpina: Carmine De Blasio appoggiato dal senatore De Luca e dall’area dei franceschiniani, e Luigi Famiglietti in pole position per Fierro e D’Amelio, insomma per i bersaniani. Stabilita la data per l’assise provinciale, cioè il 12 dicembre, restano da sciogliere i nodi rispetto alle spaccature consumatesi durante il percorso congressuale. Tra queste la più eclatante quella tra Gerardo Adiglietti e parte dei bersaniani.

Adiglietti in che modo influirà la sua rottura con Fierro &co sulla scelta del prossimo segretario provinciale del Pd? Appoggerà la linea di De Luca o presenterà un proprio candidato?
“Innanzitutto credo che bisogna andare a votare e vedere quanti iscritti del partito parteciperanno, poi si vedrà. Posso dire però che al momento noi non possiamo appoggiare chicchessia, non tifo né per De Blasio né per Famiglietti. Questo perché prima di scegliere i nomi, dovrebbero essere chiare le linee politiche dalle quali poi naturalmente verrebbero fuori le candidature. Questo francamente non mi pare che sia stato fatto”.
Da più parti durante il lungo cammino che ha portato il Pd alle primarie del 25 ottobre, è venuta fuori l’esigenza di un rinnovamento dei gruppi dirigenti. Lei cosa pensa: il partito ha bisogno di un segretario giovane o di una figura di esperienza?
“Generalmente diffido da chi parla di rinnovamento perché spesso ne parla pensando agli altri e non a se stesso. In provincia di Avellino abbiamo persone che da 30 anni stanno in politica. Non è l’anagrafe che fa la differenza, ma i metodi. C’è bisogno di nuove potenzialità che insieme alle esperienze vecchie siano in grado di dare vita ad una classe dirigente capace di affrontare i drammi che l’Irpinia, come tutto il Mezzogiorno, sta vivendo. Non si può prescindere dai bisogni reali delle persone e del territorio, altrimenti si costruisce casta non partito”.
I nomi di De Blasio e Famiglietti sono candidature solide o, come spesso accade nei partiti, potrebbero rivelarsi delle bolle di sapone e aprire nuovi scenari?
“Questo dovrebbe chiederlo a chi li ha proposti. A me sarebbe piaciuto discuterne con tranquillità, ma questo non è stato possibile. Le candidature dovrebbero farsi a porte e finestre aperte, condividendole per mettere fine alle divisioni congressuali. Questo si sarebbe potuto fare alla luce del fatto che le fasi regionali e nazionali sono alle spalle. Eppure altri hanno preferito mantenere le differenze”.
Per svelare tutte le carte: c’è qualche possibilità che Lei possa candidarsi alla guida della federazione democratica?
“No, lo escludo nel modo più assoluto. Anzi le dirò di più: molto probabilmente non sarò neanche tra i delegati provinciali. Non sono un dipendente del partito, ma un militante e per questo do quello che posso. Vede le liste che ho proposto si chiamano ‘Uniti per l’alternativa’, ma l’alternativa di cui parlo è quella al governo Berlusconi e alle sue politiche. I problemi di rappresentanza interna al partito sono un’altra cosa”. (di Rossella Fierro)

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