Lavoro – Gabriele: “A crisi finita non saremo reduci ma combattenti”

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Avellino – Complici del silenzio. Così Corrado Gabriele, assessore regionale al lavoro intervenuto questo pomeriggio al Comune di Avellino per ascoltare la viva voce di chi sta pagando le conseguenze più brute della crisi, ha additato i politici del territorio, dai parlamentari di ogni partito e categoria fino ai rappresentanti istituzionali locali.
“In questa crisi che c’è e che è evidente – ha spiegato un Gabriele che, di fronte ai tanti lavoratori irpini, ha voluto smettere i panni dell’Istituzione vestendo quelli del politico battagliero che lo ha contraddistinto negli anni – moltissimi sono i rappresentanti del Governo che non prestano orecchio alle grida di disperazione che provengono da tutte le parti della Campania”.

Tutte le maggiori vertenze che stanno flagellando il tessuto socio-economico irpino sono intervenute nel dibattito odierno promosso dall’amministrazione comunale di Avellino e che ha visto la partecipazione del primo cittadino Pino Galasso, del presidente del Consiglio comunale, Antonio Gengaro, del consigliere provinciale del CSA, Amalio Santoro, del segretario provinciale del Prc, Tony della Pia, delle parti sociali con le varie Rsu aziendali e Giuseppe Zaolino e Luciano Vecchia.

Disarmanti quanto tragicamente reali i racconti dei lavoratori della Bitron, dell’Albatros, della Fma, della Cablauto, della Sivis e della forestazione provinciale.
“Venti sono le famiglie che da mesi non percepiscono più un euro – ha spiegato un ex dipendente della Bitron – Io non ho i soldi per dare da mangiare ai miei figli. La mia bambina non potrà sfamarsi solo con le promesse della Regione”.
Pongono domande i lavoratori, pretendono risposte. “Siamo delusi, ci sentiamo delle nullità – ammette una tuta blu della Cablauto – non vogliamo più elemosinare soldi alla Regione, vogliamo certezze per il nostro futuro, vogliamo il lavoro”.
I numeri della crisi sono impietosi. Li ricorda Luciano Vecchia della Fiom: “L’80 per cento dell’apparato produttivo irpino è in crisi. Ma oggi chiediamo di sapere la verità. E’ necessario definire un tavolo con la Regione per tutte le vertenza. E’ necessario prevedere che tutti i provvedimenti introdotti quest’anno vengano prorogati a tutto il 2010”.

L’appello trova subito eco nell’intervento dell’esponente di Palazzo Santa Lucia: “La Regione estenderà le proroghe fino al 2010 per tutte le emergenze – ha assicurato Gabriele precisando – La cassa integrazione è un diritto sacrosanto che spesso viene riportato alla gente in maniera distorta, come chissà quale tipo di conquista. In Regione, dopo 3 anni, abbiamo riscritto una legge sul lavoro basata sulla qualità dove all’interno c’è scritto che nessun imprenditore può accedere ai fondi se non viene prodotto lavoro elevato qualitativamente e che rispetti i canoni della sicurezza e dei diritti sindacali. L’ultimo intervento di stabilizzazione dei lavoratori da parte dello Stato risale a 14 anni fa. Oggi non è più pensabile una misura del genere, anche perché chi siede nel Parlamento, chi decide di alzare o meno la mano promulgando o no le leggi, non rappresenta più il nostro territorio”.

Pratola Serra e Pomigliano d’Arco rappresentano la ‘madre di tutte le vertenze’ in Campania: “E’ di oggi la notizia che Termini Imerese chiuderà per noi riaprire più – ha riferito – Quando la politica fallisce, come è capitato alla sinistra alle elezioni del 2008, la si esclude: in tutti questi anni questa regola non è stata applicata per la Fiat che negli ultimi giorni ha avuto anche l’ardire di ammettere che non ha mai chiesto soldi allo Stato”.

Ma guardiamo al futuro: cosa accadrà dopo che la crisi sarà finita? “Prepariamoci ad una grande mobilitazione di massa – continua l’assessore regionale concludendo, in ultimo, con una provocazione – Sequestriamo, ma a fin di bene, i rappresentanti politici della Regione, del Governo, come hanno fatto con i dirigenti aziendali in Francia e a Roma, e mettiamoci a discutere dei reali problemi del territorio. Dopo che sarà passata la crisi ci troveremo ad affrontare una drastica riduzione dei diritti: attrezziamoci a non essere complici di questo silenzio, prepariamoci ad essere non reduci ma combattenti”. (di Antonio Pirolo)

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