Eolico e rinnovabili: quel sogno (o incubo?) chiamato Green Economy

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Avellino – Ha incarnato, almeno fino a ieri, quel sogno ‘green’ che sta investendo prepotentemente l’economia globale: far crescere reddito e occupazione grazie all’energia pulita, ricchezza grazie al sole, al vento, ai rifiuti del legno, ai piccoli corsi d’acqua e persino ai vapori sotterranei. Oreste Vigorito, l’avvocato di origini irpino-napoletane, presidente dell’Anev e a capo del Progetto Ivpc (il gruppo che gestisce gran parte delle centrali ad energia eolica installate in quasi tutte le Regioni italiane) è finito nel ‘tornado’ dell’inchiesta giudiziaria Viacolvento (che ieri ha portato all’arresto di 4 persone e al sequestro di 7 parchi eolici in Sicilia e Sardegna e di 12 società, di cui 9 con sede ad Avellino), lasciandosi dietro una sequela di dubbi che alimentano l’annosa diatriba ‘energie rinnovabili sì/energie rinnovabili no’.

Sono più di trenta gli aerogeneratori del gruppo Vigorito in funzione in Irpinia, disseminati tra i territori comunali di Lacedonia, Bisaccia, Greci. Altri consorzi energetici hanno stabilito, o sono intenzionati a stabilire le proprie stazioni, nei territori di Ariano Irpino e della Baronia.
Parliamo pur sempre di una parte della verde Irpinia che – a livello regionale – più ha dato (e battagliato) in materia di impiantisca per il recupero ed il trattamento dei rifiuti, accettando sul territorio, talvolta in contrasto con le popolazioni, un gran numero di impianti eolici (che contribuiscono al fabbisogno dell’intera Regione) ed una stazione di trasformazione dell’energia che costituisce un nodo importante della rete nazionale, pur avendo essi un carattere invasivo e di aggressione al territorio.

Parliamo di una parte della nostra provincia che, già devastata in seguito al terremoto del 1980, vive in modo drammatico i processi migratori di fuga delle energie migliori, i giovani laureati, sui quali le famiglie investono risorse ingenti che non ripagano le aspettative di speranza in un futuro migliore.

Parliamo di una parte di Campania dove gli amministratori di questo territorio hanno speso energie progettuali per fare della sua vocazione ambientale e della sua natura incontaminata la maggiore risorsa per il futuro, valorizzando le produzioni agricole, dal grano (che proprio nell’area fra Andretta e Bisaccia fa vivere migliaia di aziende agricole familiari) alla carne (agnello del Formicoso e vitello dell’Appennino di grande pregio) all’olio della Valle dell’Ufita, ai vini docg famosi nel mondo, al latte ed attivando Progetti di Filiera di tali prodotti di eccellenza, fornendo a molte aziende casearie campane (da Salerno a Caserta a Napoli) l’alimento principe – il fieno pregiato del Formicoso – degli allevamenti bufalini. Ma, allora, come preservarla?

ENERGIE RINNOVABILI: PRO E CONTRO – Rendere più verde il territorio in cui viviamo eliminerà alcuni dei rischi più gravi che ci troviamo a fronteggiare, ma ne creerà anche di nuovi. Il passaggio alle automobili elettriche, ad esempio, potrebbe scatenare una competizione per il litio, un’altra risorsa naturale disponibile in quantità limitata e concentrata in alcune zone. Allora se proprio si vuole ottenere elettricità dalle fonti rinnovabili, meglio usare i motori eolici alimentati dal vento che si genera sulla terre emerse e sugli oceani dal movimento di aria che scorre dalle parti calde alle parti fredde del pianeta.
Ma le centrali eoliche deturpano il paesaggio e uccidono gli uccelli che vengono risucchiati dal moto delle pale. Però l’energia eolica potrebbe fornire elettricità in forma decentrata e quindi si eviterebbero le grandi reti di trasmissione dell’elettricità generata dalle grandi centrali termoelettriche e nucleari. Sarebbe una soluzione pessima perché gli impianti eolici forniscono elettricità in forma discontinua e una interruzione dell’erogazione potrebbe far morire negli ospedali i pazienti dipendenti da apparecchiature elettriche. Ma i problemi della discontinuità sono inesistenti perché l’elettricità di origine eolica può essere accumulata, a mano a mano che si forma, in adatte batterie ricaricabili come le recenti a ioni di litio. Elemento che sarebbe disastroso poiché le maggiori riserve mondiali di litio sono nelle mani della Bolivia, un paese socialista e nemico del capitalismo, e il prezzo delle batterie al litio sarebbe destinato ad aumentare. Insomma, si potrebbe andare avanti a lungo sugli esempi di negazionismo e revisionismo associati ai soli problemi energetici e ambientali. E’ diventato ormai uno sport nazionale.

Chi guadagna proponendo una certa innovazione in materia ambientale? Chi ci rimette, la natura o l’evoluzione sociale? Il progresso, in vero, richiederebbe una grande operazione di ricerca della vera-verità anche nel campo scientifico e tecnologico e la fine del chiacchiericcio che esplode intorno ad ogni nuovo o vecchio aspetto, amplificato dai giornali, dalle televisioni e da internet, spesso disposti a credere chiunque sia in cerca di qualche visibilità con idee anche poco ortodosse.

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