Pdl – Castelluccio: “Comprendo i malumori, mi aspettavo di più”

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Avellino – Tanto tuonò che piovve?… Era da tempo che strani ‘movimenti’ e tensioni – in alcuni casi silenziose, in altri più lampanti – covavano all’interno del Pdl. Ora le mine sembra siano in procinto di esplodere proprio in un’Irpinia che si è mostrata serbatoio principe di voti per il centrodestra in occasione dell’ultima tornata elettorale e soprattutto per quanto riguarda il successo ottenuto a Palazzo Caracciolo.
Sulla difficile gestazione del Pdl e sulle polemiche che si fanno strada all’interno e nelle ‘orbite’ del partito, interviene il consigliere regionale Roberto Castelluccio.

Il Pdl, inutile negarlo, almeno in Irpinia, è partito come un diesel perdendo per di più qualche pezzo di carrozzeria per strada. Colpa forse di un insufficiente radicamento sul territorio o di fisiologici tempi di gestazione per nomine e coordinamento?
“Come un vecchio diesel? Beh, non proprio. Ai nastri di partenza c’erano tutti i presupposti adeguati. Un progetto politico straordinario, che peraltro resta tale, valori condivisi, e uomini motivati e pronti ad intercettare i bisogni e le istanze del territorio. Poi, siccome, si sa, le idee camminano sulle gambe degli uomini, forse qualcuna di queste, che sembrava tonica, in realtà era arrugginita. Non c’è dubbio però che un progetto politico ambizioso come quello del Presidente Berlusconi necessita, soprattutto nelle articolazioni periferiche del partito, di tempi fisiologicamente più lunghi. Non credo vi sia una questione di mancanza di radicamento, tant’è che questo progetto politico risponde ad un’esigenza espressa dal basso. Non so se sia vera la storia che circola secondo la quale qualcuno che aveva sbandierato una patente di guida veloce per condurre questa Ferrari, alla fine aveva sì e no una licenza di guida per trabiccoli. Certo è che qualcosa non ha funzionato e che qualcuno dovrebbe interrogarsi”.

Dalle ultime dichiarazioni di Benigni e soprattutto in base alle ultime ‘trasmigrazioni’, sembrerebbe che l’Adc si stia muovendo nella direzione opposta al Pdl, erodendo consensi e mostrando ‘un partito che non c’è’. Quali saranno, alla luce di queste ultime prese di posizione, le prospettive di alleanza e avvicendamento alle prossime regionali?
“Finché ci saranno esponenti politici, dirigenti locali, che continueranno a muoversi immaginando di non essere quotidianamente sottoposti al giudizio dei cittadini, che poi sono anche e soprattutto elettori e dunque i tuoi giudici, l’emorragia è più che scontata. Tuttavia, il Pdl è una realtà politicamente solida con anticorpi forse lenti ma che sapranno fare il loro mestiere, che è poi quello di selezionare la classe dirigente ed eliminare le scorie. In questo senso, anche conoscendo i tempi della politica, sono certo che in tempi brevi avremo una situazione più limpida e, soprattutto, più rispondente alle esigenze di un territorio che alle recenti Provinciali ci ha voluto mettere alla prova. Voglio sperare, ma ne sono certo, che sapremo onorare gli impegni assunti e che dunque potremo correre alle regionali con gambe più solide e a testa alta”.

A proposito di regionali, quali nomi irpini nella rosa dei candidati Pdl per Palazzo Santa Lucia?
“Attesa la candidatura degli uscenti, per il resto chi può dirlo! Il Pdl, come è noto, ha avviato numerose iniziative di ascolto e confronto nei diversi territori della Campania. La priorità va al programma. Poi i nomi. Nomi che dovranno tener conto dei profili politici, dell’impegno speso, dei risultati conseguiti. Candidati certamente trasparenti e liberi da impedimenti di qualsiasi natura, morale e istituzionale, per capirci”.

De Mita apre al Pd, dopo mesi di muro contro muro, ma Zinzi e Cesa lo frenano. Per il Pdl l’alleanza con il leader di Nusco sarebbe il naturale approdo di un’esperienza vincente come quella delle Provinciali. Ma secondo lei questo matrimonio si può/deve ri-fare?
“Beh, dopo oltre dieci anni trascorsi come di coppia di fatto, dieci anni di valori condivisi, di battaglie comuni, non vedo altro approdo. Francamente sono certo che la ‘luna di miele’ non si sia mai interrotta e che vi siano i presupposti perché possa proseguire proficuamente per lungo tempo. Certo è che se le cose dovessero andare diversamente, ma questo vale per tutti i potenziali alleati del Pdl, diversi saranno pure, a cascata, gli assetti politici all’interno delle amministrazioni comunali e provinciali. Sarebbe infatti difficile immaginare di poter mantenere in giunta esponenti di partiti politici che si giustappongono o, peggio, si contrappongono al nostro”.

Benigni ma non solo. Anche Gargani ha il ‘mal di pancia da Pdl’, che ha definito come “un indistinto che dialoga in astratto con una società liquida e confusa”. Un gruppo che, insomma, non si sarebbe ancora fatto partito. Secondo lei a cosa si riferisce?
“Comprendo e rispetto i malumori. Personalmente mi sarei atteso anche io qualcosa in più, anzi molto di più, dai diversi livelli direttivi locali del partito che mi appaiono quanto meno deficitari. Un dato per tutti. L’ultima riunione di partito, in Irpinia, l’abbiamo avuta prima delle elezioni provinciali. Dopo il voto non ci siamo riuniti nemmeno per analizzarlo. E questo la dice lunga”.

A proposito di nomine… Quando l’Irpinia avrà il proprio coordinamento?
“In queste ore a Roma non si discute solo e soltanto del candidato presidente per le prossime regionali. So per certo che l’Ufficio di Presidenza è già al lavoro su tutti i fronti, non ultimo quello del perfezionamento degli organismi periferici. A Roma sanno come stanno le cose e sanno pure che il futuro del partito, la sua capacità di radicarsi sul territorio, dipenderà da queste scelte. I nomi circolati fino ad ora sono tutti buoni ma dunque relativi”.

Quali saranno i criteri seguiti nel proporzionare le provenienze An e Fi, senza dimenticare le altre forze satelliti che ruotano intorno al pianeta Pdl (Adc, Mpa…etc).
“Le regole non scritte sono quelle di sempre e rinviano al principio di rappresentanza politica ma anche territoriale e, perché no, alla capacità dei singoli di esprimere idee e impegno politico concreto. Diversamente rischieremo di doverne vedere delle belle. Il tutto dovendo tenere presente in maniera chiara che se il Pdl c’è è per superare le ‘provenienze’”.

Non ha paura che la profezia di Gargani (“il Pdl è destinato a fare la stessa, se non peggiore, fine del Pd se non si farà partito”) si avveri?
“Il Pdl è già partito, in senso dinamico e in senso istituzionale. E’ un soggetto giovane e come tale deve crescere. Nel Pdl confluiscono intorno ad un progetto politico partecipato, intorno a valori condivisi e ad una leadership ben distinta, quella del Presidente Berlusconi, tantissime componenti. Dunque ideali e obbiettivi comuni. Nel Pd il dualismo tra vecchi comunisti e antichi democristiani di sinistra resta un elemento di distinzione fermo. Hanno fatto le primarie, hanno eletto i loro leader ma sono più lacerati di prima. Né le leadership di Bersani a Roma e di Amendola in Campania appaiono tali e dunque in grado di fronteggiare utilmente il problema”.

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