Avellino – I dati dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile di Unioncamere fanno registrare un bilancio davvero eccezionale. In testa alle regioni dove vince il fattore “D” la Lombardia, seguita da Lazio e Toscana. Meno bene il Sud. Ma la maggiore concentrazione rispetto al totale del territorio è ad Avellino (33,4%), Benevento (32,8%), Frosinone (32%), Isernia (31,6%) e Grosseto (29,3%).
Nei passati dodici mesi, la galassia delle imprese guidate da donne ha infatti continuato a crescere, aggiungendo al 30 giugno scorso altre 21.342 (1,5%) unità a quelle esistenti un anno prima. Un dato eccezionale soprattutto se rapportato al calo dello stock complessivo delle imprese italiane, diminuito nello stesso periodo dello 0,2%. Su un totale di 6,087 milioni di unità produttive, quindi, 1.446.543 sono quelle femminili (24%). è questa la foto scattata dall’Osservatorio sull’imprenditoria femminile di Unioncamere, riferita ai mesi tra giugno 2008 e giugno 2009.
La regione che ha contribuito di più al bilancio positivo è la Lombardia, dove si concentra il 28,5% di tutto il saldo, seguita da Lazio e Toscana (rispettivamente con 4.747 e 2.242 imprese in più). Proprio al Centro, con oltre 8.000 imprese in più, si è registrato l’incremento più consistente (+2,7% su base annuale). Bene anche il Nordovest (+1,8%) dove però il saldo positivo è legato al dato lombardo, perché ad esempio sia la Liguria (-0,34%) che la Valle d’Aosta (-2,93%) rimangono in rosso.
Leggermente sotto la media, invece, il Nordest (3.626; +1,4%) con buoni risultati però per l’Emilia Romagna (quasi 2.000 imprese in più) e per il Veneto (+1.550 unità). Meno brillante la performance del Mezzogiorno con una crescita dello 0,65%. Dal bilancio positivo restano escluse soltanto 5 regioni su 20: Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise e Valle D’Aosta. In valore assoluto il maggior numero di imprese femminili si trova a Roma (quasi 99mila), seguono Milano (oltre 75mila), Napoli (quasi 69mila), Torino (55mila) e Bari (34mila circa). La crescita delle imprese “in rosa”, evidenzia poi Unioncamere, è avvenuta nel segno della “maturità imprenditoriale”: nei dodici mesi analizzati, a fronte delle quasi 7.500 iniziative individuali in meno – ovvero la forma tradizionalmente più diffusa e semplice di attività imprenditoriale – si sono rilevate quasi 29mila nuove società di capitali, per un tasso di crescita del 14,8% su base annua. Segno che le donne fanno più spesso scelte organizzative mature, orientandosi su forme societarie più complesse. Positivo anche il dato su cooperative e consorzi, che pur rappresentando insieme solo il 2% di tutto l’universo imprenditoriale femminile, hanno comunque registrato variazioni significativamente positive, rispettivamente con un +2,9% e +6%.
Significativo è stato il contributo dell’imprenditoria immigrata: quasi il 15% delle nuove imprese si deve infatti a quelle individuali aperte da donne giunte da Paesi al di fuori dell’Unione europea (3.173 in più). Escludendo la Svizzera, le nazionalità più rappresentate sono quella cinese (13.365 attività), la marocchina (4.162) e la nigeriana (3.094). Tra le prime dieci comunità per numero di presenze, le più dinamiche, nei dodici mesi considerati, sono state le albanesi (cresciute del 15,8%) e le ucraine (+12,6%). In evoluzione anche il profilo settoriale in cui scelgono di operare le nuove donne imprenditrici: alla continua (ormai da alcuni anni) riduzione del loro numero in agricoltura (oltre 4.000 in meno), corrisponde un aumento altrettanto consistente nel settore dei servizi alle imprese: 15mila le imprese in più, il 70,2% di tutto il saldo dei dodici mesi.
Seguono il settore delle costruzioni (+5.971) e quello della ristorazione e della ricettività (+4.849). In positivo anche il più tradizionale settore dei servizi alla persona. Un esercito di imprenditori in gonnella, preparato e coraggioso, si prepara quindi a sfidare le tempeste del mercato mondiale. Un segno dei tempi che cambiano ma soprattutto una necessità legata alle enormi difficoltà che le donne incontrano nel mercato del lavoro italiano. «Purtroppo – ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – il tasso di occupazione femminile in Italia è ancora molto basso rispetto anche alla media europea. Spetta alle istituzioni – ha poi auspicato – intervenire con strumenti adeguati e mirati». Nell’attesa, chi fa da sé fa per tre. E lo fa anche meglio.
