L’Irpinia sfregiata nel paesaggio e nel cuore rinasce dopo 25 anni. Quella stessa terra scossa dai sussulti, ripetuti e dolorosi, della superficie, ritrova la forza per lanciare un messaggio di speranza alle nuove generazioni. Lo fa attraverso le parole del primo cittadino di Avellino, Pino Galasso, che in occasione dell’anniversario del tragico sisma dell’80, ha esortato i giovani presenti al ‘Gesualdo’ a credere ancora nella Terra d’Irpinia. Un teatro affollato di ragazzi (rigorosamente nati dopo il 1980) e di autorità civili e militari. In sala, l’Irpinia intera rappresentata dai 119 sindaci della provincia… per non dimenticare quel “minuto durato 25 anni”. Al tavolo il sindaco della città capoluogo, il Presidente della Provincia, Alberta De Simone, e il Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino. A lui le istituzioni irpine consegnano ricordi e aspettative per chiudere definitivamente il capitolo ricostruzione. E non solo quella materiale (completata per oltre il 90 per cento) ma la ricostruzione di un’idea di sviluppo che sia sempre più sinonimo di Sud. “E’ facile, a posteriori, parlare di errori – precisa Galasso – ma, oggi, possiamo dire che la forza degli uomini e delle donne della nostra provincia è sotto gli occhi di tutti. Quella stessa forza che ha consentito loro di ripartire, di credere e di scommettere nel riscatto. Oggi ci sono anche le risorse e una più proficua solidarietà tra Comune, Provincia e Regione… elementi che ci permettono di creare le condizioni per un’Irpinia migliore. Per questo vi esorto a rimanere, a lottare e a credere nella vostra terra”. Un monito che prende spunto da un passato di emigrazione e da un presente di forti potenzialità. La parola d’ordine resta ‘fiducia’. Lo è sempre stata. Anche quando quella inspiegabile confusione di ruoli e responsabilità provocò la più dura delle denunce di un Presidente della Repubblica sulle inefficienze dello Stato. Anche quando agli inizi degli anni 90 “a conclusione delle vicende giudiziarie, ci toccò quell’orribile marchio di Irpiniagate”. A ricordarlo è la numero uno di Palazzo Caracciolo che sottolinea ‘gioie e dolori’ di un groviglio inestricabile di leggi che a vario titolo hanno regolamentato l’opera di ricostruzione. Due in particolare. La 219 del 1981 che prevedeva la riedificazione dei fabbricati distrutti nell’area disastrata, forti investimenti per l’industrializzazione delle zone di montagna e gli interventi di riqualificazione post-sisma a Napoli (quest’ultimo punto fece del terremoto in Irpinia un vero e proprio caso politico, denunciato più volte da Manlio Rossi Doria e Isaia Sales) e la legge 32 del 1992. “Solo nel 1994 – afferma la De Simone – apprendemmo che non erano stati chiesti mutui al Tesoro per i finanziamenti pro-ricostruzione. Ma grazie all’impegno eroico di tanti amministratori e a quello parlamentare, oggi possiamo dire che il capitolo ricostruzione è davvero chiuso”. Restano però ancora aperte due questioni: l’industrializzazione e quel senso della tradizione ‘scippato’ da una ristrutturazione poco consona alla storia irpina. “L’idea di sviluppo riportata nella 219 è ancora una nostra priorità – precisa la De Simone – Il nostro Contratto d’Area è l’unico ad essere stato istituito per legge, con un bando rimodulato. È uno strumento vivo”. E a dimostrazione di ciò 37 nuove imprese hanno risposto all’avviso pubblico. Non solo. La Regione Campania partecipa al Contratto d’Area con un finanziamento proprio che ha recepito la disponibilità di altre 26 aziende. Tutte al vaglio di Europrogetti&Finanza. “I primi vent’anni – continua – sono stati caratterizzati da un forte segno dell’emergenza, con un’attenzione particolare ai beni di prima necessità (case, scuole, municipi) non badando a ‘salvare’ la storia. Ma grazie alla lungimiranza di Palazzo Santa Lucia, che ha orientato i fondi europei lungo i Pit, oggi ci concentriamo sulla valorizzazione di castelli, chiese, emblemi di un pezzo d’Irpinia”. Insomma ‘l’osso del Mezzogiorno’ riprende in mano le redini della sua storia. Guardano al futuro. Senza dimenticare. (Di Marianna Morante)
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