Avellino – Attacchi frontali, solidarietà, mai tese. Dopo l’uscita di scena di Franco Vittoria in via Tagliamento se ne sono sentite e dette di cose. Emiliana Mannese, dirigente del partito, ha analizzato il risultato elettorale provinciale puntando l’indice sul metodo e scelta dei candidati collegiali. “Abbiamo perso tutti noi non solo Alberta De Simone. Il nostro progetto è fallito. Ci siamo fatti tagliare le gambe anche all’Asi e la Regione sceglie un presidente di un ente senza interpellarci. Dobbiamo ingranare la marcia e riassettarci per l’appuntamento con le regionali. L’Irpinia deve avere una valida rappresentanza. Vittoria dice di esser stato nostra vittima, noi abbiamo solo cercato di aprire un discorso”.
“Vittoria si è assunto le proprie responsabilità. La sua decisione può essere condivisibile o meno, ma non è questo il punto sul quale soffermarci”. Così Rosanna Repole, già presidente della Provincia e dirigente del Pd. “Dobbiamo pensare a come affrontare il congresso, scegliere la strada da intraprendere: o decidere per il nuovo o tornare all’usato garantito e sicuro. Dobbiamo misurarci tutti, il resto è solo pettegolezzo frutto di colpi bassi, simpatie ed antipatie. Dobbiamo avere la capacità di interpretare le esigenze dell’Irpinia e capire se siamo in grado di rappresentarla. Se siamo nelle condizioni di esser voce di quanti rischiano il lavoro e non hanno garanzie. Un passo in avanti lo abbiamo fatto con l’Ept. Con la presidenza di Spagnuolo possiamo intavolare un discorso per valorizzare le nostre risorse, con Barile ci veniva preclusa ogni possibilità di parlare”.
È di responsabilità pesanti e di errori che parla Rodolfo Salzarulo, sindaco di Lioni e dimissionario dell’Ufficio Politico. “C’è un partito a cui dobbiamo rendere conto e seguire le direttive di un territorio che deve riorganizzarsi”. Risollevarsi è stata la parola d’ordine della bassoliniana Rosetta D’Amelio. “Le dimissioni di Vittoria sono un atto dovuto. Funziona così quando si perde una competizione elettorale importante. Bisogna ragionare senza fans e senza personalismi, ma fare mea culpa sui ritardi accumulati da questo il partito. Manca il radicamento sul territorio. Se abbiamo vinto al Comune è perché l’altra Sinistra non ha voluto far vincere la Destra. Apriamo porte e finestre a Di Nunno, Gengaro e Santoro o staremo sempre in difficoltà. Abbiamo 15 giorni per condurre la campagna di tesseramento, un importante tassello per alimentare il Pd. Abbiamo questioni urgenti da trattare: lavoro, legalità, giovani. Possiamo ancora avere la presunzione di cambiare”.
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