Scuola – La riforma Gelmini ‘taglia le gambe’ agli studenti irpini

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Avellino – Boom di bocciati in Irpinia. Il numero di non ammessi nella nostra provincia si aggira intorno al 2 per cento, segnale la Riforma Gelmini sta sortendo i suoi effetti. Il ‘triste’ record dei respinti va agli istituti professionali e tecnici. La manna del ministro all’Istruzione si è abbattuta soprattutto tra i maturandi. L’aumento dei non ammessi agli esami è pari all’1,6 per cento rispetto allo scorso anno.
Gli exit poll ministeriali, in linea generale, non metteranno di buon umore tutti gli studenti italiani che sanno di avere una preparazione traballante. Circa 400mila di loro rischiano di ripetere l’anno, maturità compresa. Per la precisione, nelle classi che vanno dalla prima alla quarta, potrebbero essere oltre 372mila i bocciati, pari al 15,4 per cento. E ben 28mila i non ammessi agli esami di maturità, cioè quasi il 6 per cento.
Le novità introdotte quest’anno per l’ammissione alla maturità infatti sono solo due: voto di condotta e media del 6 per accedere alle prove d’esame. Per le classi intermedie l’unica novità è invece il voto di condotta. Due modifiche ritenute per molti studenti poco rilevanti che hanno proseguito nella strada dell’impreparazione con un’alzata di spalle e qualche debito sempre meno recuperabile. Ora, invece, i debiti si devono saldare, anche con la propria coscienza di studente. “L’utilizzo della scala decimale mette in risalto delle valutazioni determinanti. I quattro ed i cinque sono voti non sufficienti e pertanto sottolineano quelle lacune che con un giudizio potevano essere semplificate”. È il giudizio della preside del Convitto Nazionale ‘Colletta’ Angelina Aldorasi che, alla luce degli ultimi risultati post-riforma Gelmini, ha delineato un quadro che lascia ben sperare per il futuro. “Un fermo scolastico in più è anche nello studente e per questo non deve essere visto esclusivamente come un fallimento scolastico. Un buon orientamento può esser utile al fine di indirizzare il ragazzo verso il corso di studi a lui appropriato”.
Una bocciatura, quindi, non deve esser vista come un neo nella carriera scolastica, bensì come un incentivo a fare bene e meglio. “I tanti bocciati, a livello locale e nazionale, ci spingono ad una riflessione sulla moratoria Ocse sulle scuole italiane. Il sistema educativo nazionale produce risultati fra i più modesti dell’area, nonostante la spesa per studente sia molto elevata. Esistono forti differenze regionali che non possono essere spiegate con la diversa quantità di risorse disponibili e che rappresentano un fardello per l’economia nazionale. Insomma, vanno fanno tagliati i rami secchi, ridotte le classi, incentivati gli insegnanti preparati, misurate le performance di presidi e docenti. E ridotti i costi inutili per canalizzarli verso una preparazione più mirata di studenti. Che rimangono il fanalino di coda nella classifica Ocse. “Valorizzare il merito – spiega Angelina Aldorasi – e motivare i nostri giovani, solo così è possibile ridurre questa percentuale che pesa sulla nostra scuola. Negli ultimi anni si è verificato un appiattimento culturale che ha penalizzato chi ha sempre svolto il proprio compito di studente, mortificandolo, e avvantaggiando chi, invece, non ha mostrato impegno e costanza. Questo è un errore grossolano che demotiva chi davvero studia”.
Ma la scuola italiana ha anche da fare un mea culpa. I metodi di insegnamento sono ancora troppo lontani dal mondo giovanile. “Le nuove tecnologie sono una risorsa che potrebbero rappresentare un gran vantaggio per la scuola superiore. Anche le lingue sono un elemento da non sottovalutare per la buona formazione individuale e soprattutto per aggiornarsi ai canoni europei”. Ma sono i giovani la vera risorsa non trascurabile.
Al di là delle conseguenze della riforma Gelmini, sono proprio i ragazzi a voler rivestire un ruolo all’interno della scuola. “Vogliono esserci, esser seguiti e spronati. Siamo solo all’inizio di questa riforma, era necessaria visto l’immobilismo in cui per troppi anni la scuola è stata costretta a vivere”. Ma c’è un dato da non sottovalutare. Attualmente il sistema scolastico italiano è lontano dal senso di identità culturale proprio di una nazione. “E’ indispensabile che venga valorizzata l’eccellenza di una terra per poi collegarsi al resto del circuito culturale. In questo modo si riuscirà anche a sviluppare un indotto economico che manca soprattutto in Irpinia. Prima concentrarsi sul nostro patrimonio e poi guardare all’esterno. I nostri ragazzi, ad esempio, sono poco informati sulle caratteristiche della provincia, racimolando una preparazione che dal punto di vista lavorativo è ininfluente. Credo che alle belle parole della politica debbano seguirsi i fatti. Mettere in pratica quanto appreso a scuola, anche a tempo determinato, potrebbe rappresentare per i ragazzi un’occasione di lavoro e di formazione utile per la costruzione del proprio futuro”.

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