Cattolici e politica: i punti di vista di Centrosinistra Alternativo

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Avellino – Pregevole momento di riflessione politica quello offerto alla cittadinanza dal Centrosinistra Alternativo che ha discusso su “I cattolici democratici e democrazia compiuta”. Più un dibattito che un convegno, per ricordare l’esperienza che è alla base della storia della componente cattolico-democratica della lista che sostiene Antonio Gengaro come candidato sindaco ed Amalio Santoro come presidente della Provincia. A condurre la discussione il candidato alla provincia Antonio Limone affiancato per le conclusioni da Ottavio Di Grazia, docente di storia delle religioni e direttore del Centro Multimediale della Regione Campania di Mercogliano. Sottolineare la radice di provenienza, affermare che il cattolicesimo democratico non è morto, che una militanza antica, un’amicizia cementatasi in anni di presenza non è ritornata in campo per dare vita ad una semplice esperienza “di nicchia”.
Questo il punto di partenza per Antonio Limone che ha rievocato le discussioni con Paolo Giuntella, nelle quali si è formata una coscienza, un’ideale per corroborare la presenza del cattolico, la sua testimonianza nella vita politica. “Da queste esperienze – ha detto Limone – si è formata l’idea della necessità della partecipazione del cattolico alla vita politica, come ci hanno insegnato Sturzo, De Gasperi ed altri la cui lezione è indispensabile recuperare in un momento in cui la politica sta morendo, frutto com’è della progressiva perdita della capacità di riflettere. La questione meridionale non è un problema risolto, la società attuale ha ancora più bisogno di quella di un tempo dell’impegno dei cattolici democratici”. La considerazione sui “mala tempora” della politica è stata riscattata dalla riproposizione, da parte del candidato alla provincia Fausto Addesa, del tema tutto cattolico della necessità della speranza. Scelta strategica sbagliata, per Addesa, lo stare fuori dalle amministrazioni, conseguenza diretta di una nausea causata da rituali di partito ad un certo punto abbandonati con sollievo ma anche con la conseguenza di non aver potuto frenare quello svilimento della politica di cui il proliferare di liste è la più evidente dimostrazione. Sobri e riflessivi gli interventi di Nunzio Cignarella ed Antonio Gengaro. Il primo ha stigmatizzato l’annunciato sistema di selezione dei sei assessori interni che saranno quelli che prendono più voti e sottolineato l’importanza di essere propositori di valori nel momento in cui l’attuale sistema imploderà.
Gengaro, dal canto suo, ha sottolineato come la vera accusa da fare a De Mita non sia quella di trasformismo, ma sullo sfascio in cui ha trascinato la Campania. “Ha fatto crescere solo “clientes” o “amici” – ha detto – questo è il suo torto maggiore, se non ci fosse stato un De Mità così non avremmo un partito con De Luca o Vittoria. La nostra linea è chiara: mai con De Mita”. L’Asi, il Cosmari, l’Asa vanno smantellate e nei ranghi della società provinciale che dovrebbe gestire i rifiuti ci dovrebbero andare i manager, non gli uomini di partito”. Politica come “statua infranta” per Ottavio Di Grazia, in una società ormai incapace di pensiero. “Nel voto di scambio – ha detto – si tranciano le ali a qualsiasi possibilità di futuro. Un’esperienza come questa può dare respiro alla speranza dei cattolici democratici. Nella stagione della “rivincita di Dio”, in cui stanno venendo alla luce i fondamentalismi, è il momento di pensare ad un nuovo umanesimo e rimettere al centro il concetto di laicità come quello della verità che si costruisce verificandola insieme”.

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