Serie B – L’ex De Vito: “L’improvvisazione non paga”

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Stagione ricca di soddisfazioni, la prima da dirigente di una squadra professionistica. Enzo De Vito irpino doc, dopo i successi ottenuti con Nando Del Gaudio alla guida del settore giovanile dell’Avellino, festeggia la salvezza dell’Aversa Normanna, che fa seguito all’abilitazione a direttore sportivo. Una gioia indescrivibile per l’avvocato di casa nostra che insieme al patron Spezzafferi ed a mister Sergio è riuscito a regalare uno storico nono posto alla squadra evitando quei play-out che un mese fa sembravano un incubo pronto a materializzarsi. “Sono veramente felice per quello che siamo riusciti a costruire -afferma De Vito-. Eravamo penultimi e siamo riusciti a tirarci fuori da quella brutta situazione, quando in tanti ci davano per spacciati. Penso che sia stato fatto un lavoro eccezionale ed il merito è di tutti. Quando la società mi ha chiamato mi è stato chiesto di ringiovanire la rosa e di raggiungere la salvezza. Si è riusciti a fare entrambe le cose, lanciando tanti giovani di belle speranze come accaduto qualche anno fa con l’Avellino. Devo ringraziare il presidente per la fiducia accordatami nonostante una partenza non brillante. Adesso portiamo avanti questo progetto in una società in cui l’organizzazione è sovrana”.
Sveste i panni di dirigente e indossa quelli di tifoso. Parla di un Avellino in bilico, che conserva le ultime speranze e difende chi sta provando a far combattere, nonostante i numerosi problemi, questa squadra, chi ha tentato di rialzarla disperatamente dai bassifondi della graduatoria.

Lupi ancora in corsa a due giornate dal termine, una minima speranza di raggiungere lo spareggio c’è ma anche quest’anno sono stati commessi troppi errori…
“È difficile e questo lo sappiamo tutti, lo abbiamo sempre saputo sin da quando è iniziato questo campionato. Ma nel calcio la speranza è l’ultima a morire. È naturale, l’improvvisazione non paga. Purtroppo si è partiti in ritardo. Al di là di quanto si dice, dei soliti tromboni che parlano, a mio avviso, senza cognizione di causa, Maglione e Campilongo in questo marasma hanno fatto un ottimo lavoro. La sconfitta di Salerno è solo un episodio. Adesso, la squadra gioca a calcio, ha una sua logica. Gli sbagli ci sono stati ma i miracoli nel calcio possono accadere”. Si è pensato ancora una volta ad ‘arrangiare’ la squadra affidandosi ad un tecnico con poca esperienza e le sette partite iniziali ed i due punti di penalizzazione adesso pesano come un macigno… “Non si può ‘inventare’. Il calcio è un’azienda e come tale ha bisogno di una struttura pianificata in ogni figura. Il motto deve essere ‘NO all’improvvisazione SI alla programmazione’. Si al progetto, no ai sogni. Massimo Pugliese deve ragionare con umiltà, mettersi in discussione. Capire cosa vuole fare da grande. Ci vuole equilibrio, l’Avellino è come qualsiasi altra azienda. Se c’è linearità le cose possono andare bene”. Cercare di raggiungere nuovamente la giusta dimensione attraverso un programma di più anni, però con una maggiore chiarezza: quello che è mancato, oggi potrebbe rappresentare la soluzione?
“È questo il punto. Se malauguratamente l’epilogo quest’anno dovesse essere lo stesso delle precedenti apparizioni nel campionato cadetto a mio avviso sarà questa la strada da seguire. Costruire una squadra giovane con elementi di proprietà che nel giro di pochi anni possa consentire al club di avere un patrimonio ed una struttura solida per ritornare in alto. È giusto che la società esca allo scoperto, parli con i tifosi, faccia un patto per il futuro. Perché prima di tutto viene il bene dell’Avellino”.
Settore Giovanile alla deriva, quest’anno i risultati sono stati disarmanti. Quanto manca la figura di Nando Del Gaudio?
“Il mister è stato un grande, ha fatto tanto per la società e forse meritava qualcosa in più. Negli anni in cui abbiamo lavorato insieme è stato costruito un vero e proprio gioiello. E Visconti rappresenta l’ultima perla di questo grande lavoro, l’ultima scoperta del ‘maestro’. Se si vogliono fare le cose per bene, si crei nuovamente una struttura vincente a livello giovanile, si riparta da questo ragazzo e da altri giovani che sono attualmente in organico. Soprattutto si dia nuovamente tranquillità ad un ambiente angosciato dagli ultimi risultati”. (di Sabino Giannattasio)

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