La vittoria del cuore, dell’orgoglio e di una squadra che non ha alcuna intenzione di mollare. Le speranze di salvezza sono minime, ma Campilongo ed i suoi uomini non intendono arrendersi. Ci vorrà un’impresa per raggiungere il play-out, ma la squadra sta dimostrando di crederci e seppur non dovesse realizzare il sogno di giocarsi la permanenza attraverso la post-season, va applaudita. Il successo con il Rimini ha galvanizzato il gruppo, ha caricato ulteriormente una rosa che non ha alcuna intenzione di alzare bandiera bianca. Cinque giornate per provare ad entrare nella storia, 15 punti disponibili per riuscire a fare qualcosa di straordinario.
Molto però dipenderà anche dal doppio match di domani: Parma-Salernitana e Ancona-Cittadella. Due incontri che potrebbero cambiare nuovamente il quadro in chiave salvezza. L’eventuale sconfitta dei granata ed una vittoria dei veneti al ‘Del Conero’ permetterebbero ai lupi di ritrovarsi a 4 punti dalla quartultima posizione e a 6 dalla quintultima.
Al ‘Romeo Neri’ si è vista la forza del gruppo ed in particolar modo di quei giocatori che ad oggi non hanno, per un motivo o per un altro, potuto dimostrare il loro valore. La palla della liberazione, il goal che ha fatto esplodere di gioia quanti sono accorsi in Romagna è nato sull’asse Babù-Venitucci: ora il brasiliano – rinato dopo l’infortunio – è pronto a dare il proprio contributo per il rush finale, mentre il giocatore scuola Juve ha potuto mostrare le sue qualità. Una vittoria lontana dal Partenio (che mancava da novembre) che ha regalato tre punti d’oro a dimostrazione che la squadra ha ancora qualche colpo da sparare. Forse non si riuscirà a raggiungere il traguardo, ma sognare non costa nulla, sperare, provare a credere di poter voltare pagina pure. È stata la vittoria di Visconti, bomber della Primavera, che era stato praticamente dimenticato nel caos della scorsa estate e che dopo il palo con il Sassuolo ha siglato la sua prima rete in B; di Pecorari che non ha mai mollato. Di chi suda sette camicie come Di Cecco. Un 11 che lotta, un 11 che onora sempre e comunque la casacca, era questo che chiedeva la gente… è questo che i tifosi di Avellino hanno sempre voluto vedere. Giocare con il coltello tra i denti fino alla fine. L’auspicio è che anche il presidente faccia la propria parte magari abbassando i prezzi dei biglietti e riportando la gente allo stadio. Ci vorrà il pubblico ‘vero’ quello delle vecchie battaglie per provare a costruire qualcosa che farebbe entrare questi ragazzi nella storia.(di Sabino Giannattasio)
