Un vero e proprio business. Il clan Cava riciclava il denaro sporco investendo in immobili sia nella zona del basso Lazio, tra Latina e Sabaudia, che a Piacenza. Case, negozi, società e conti correnti bancari: tutti intestati a persone insospettabili e non appartenenti alla malavita organizzata. E per questo motivo sono stati rinviati a giudizio 12 persone. Secondo l’Antimafia di Napoli, avrebbero accettato di farsi intestare i beni che venivano acquistati grazie ai proventi delle attività criminali del potente clan di Quindici. Tutto questo per impedirne il sequestro da parte della Magistratura a seguito di lunghe e certosine indagini. Le 12 persone sono accusate di diversi reati: dall’associazione a delinquere, al riciclaggio, dall’intestazione fittizia di beni all’impiego di soldi provenienti da attività criminali. Un vero e proprio giro di affari quello del clan Cava che avrebbe assicurato il monopolio anche nelle aree laziali. Alcuni degli imputati sono accusati anche di estorsione per aver avvicinato e minacciato alcune persone che, secondo quanto accertato, avrebbero preso parte alle aste pubbliche del Tribunale di Latina.
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