Costi della politica – Il ‘privilegio’ al tempo dei romani e oggi

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All’epoca di Roma imperiale il ‘privilegium’ era considerato un decreto giuridico che riguardava una singola persona. Non era allora rilevante se il contenuto del privilegium fosse un diritto oppure un obbligo. Duemila anni e passa più tardi il ‘privilegium’ ha assunto forme e connotati più definiti, assurgendo definitivamente al significato di obbligo. Dell’età imperiale, Roma ha conservato l’antico Foro romano, il Colosseo, la rete fognaria, il divo Giulio e, appunto, i ‘privilegia’, ovvero i soldi spesi per mantenere ‘la politica’.

Basti pensare ai vitalizi per i 57 membri non rieletti e dei circa 7 milioni di euro scuciti per pagare gli assegni di solidarietà ai Senatori rimasti senza seggio. Qualche esempio? Alfredo Biondi è costato 278.516 euro, Celemente Mastella 307.328 euro, Armando Cossutta addirittura 345.600 euro, solo per citarne qualcuno. Oltre queste spese ci sono anche da considerare le altissime pensioni per tutti coloro che hanno occupato un posto in Parlamento. Il 49enne Alfonso Pecoraro Scanio, 16 anni trascorsi a Montecitorio, con un minimo riscatto raggiunge il traguardo degli 8.836 euro (lordi) in tasca, senza temere i nuovi ricalcoli pensionistici, il famigerato scalone, espressione che per i comuni mortali indica ancora lavoro per tanti anni.

Eletti ma non solo. E’ di pochi giorni fa la notizia che la Camera dei deputati ha riconosciuto, dopo una annosa vertenza, il secondo livello retributivo ai suoi autisti. Porterà a 10.164 euro la retribuzione mensile lorda (dopo 35 anni di lavoro) a chi conduce l’auto blu. Più di quattromila euro netti al mese.

Al lavoro, sempre ed ovunque. Sia il Senato che la Camera consegnano a ciascun eletto, ad ogni inizio di legislatura, hardware e software necessari per l’accesso ad internet. Il parlamentare riceve il suo computer (che a fine mandato conserverà) in modo che ovunque si trovi, ovunque, sia nella condizione di lavorare.

Ma la recessione si fa sentire anche nei Palazzi istituzionali di Roma. Il ristorante del Senato ha ritoccato pochi giorni fa il listino prezzi che vede oggi collassare il costo di un primo a soli un euro e mezzo. Il Quirinale ha detto addio a 37 corazzieri (da 260 passeranno a 223), le senatrici hanno visto abolito il loro assegno per il parrucchiere, un bonus mensile di 150 euro. E’ proprio vero: ci stiamo tutti sacrificando.

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