Atripalda – Scavi nelle mani di un privato? Si mobilita la politica

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Abellinum, patrimonio europeo, rischia di diventare un bene privato. Riportato alla luce dopo 20 anni di scavi archeologici e sopralluoghi, l’antico cuore pulsante del capoluogo irpino potrebbe tornare nell’oscurità. È in corso il progetto di valorizzazione del sito “Parco Archeologico Antica Abellinum”, opera finanziata dalla Regione Campania per un importo di oltre 3 milioni di euro e sostenuta al 5 per cento dell’amministrazione comunale di Atripalda. Nel 1998, proprio per l’importanza dei ritrovamenti, la Soprintendenza ha proceduto con un decreto di esproprio nei confronti dei proprietari dei terreni, la famiglia Dello Jacono, al fine di continuare nell’attività di screening dell’area archeologica e di renderla visitabile al pubblico. Nel 2006, per rendere fruibili i finanziamenti regionali, è stata stilata una convenzione con il Comune di Atripalda per l’ottenimento un ulteriore finanziamento – pari a 2 milioni e 390mila euro – per la riqualificazione di un ex edificio scolastico, di proprietà comunale – giacente sul suolo del Parco Archeologico. Un ulteriore aiuto finanziario richiesto dalla Soprintendenza per il II lotto dei lavori è stato valutato positivamente dalla Regione Campania ed inserito nei Por 2007/2013 per un importo di 2 milioni e 300mila euro.

Sempre nel 1998, gli ex proprietari hanno avviato un contenzioso impugnando il decreto di esproprio (per il quale avevano ricevuto per ben due volte 8 milioni di euro a causa di un errore di riscossione) dichiarando che nei propri terreni non è mai stato ritrovato alcun reperto archeologico, mistificando il lavoro della Soprintendenza. Lo scorso 16 gennaio la II sezione del Tar di Salerno, accogliendo la richiesta della famiglia Dello Jacono, si è pronunciato a favore della restituzione dei terreni espropriati con una sentenza che andrà in vigore il prossimo 2 marzo. Il Tar, inoltre, ha nominato un commissario ad acta per la restituzione dei terreni. Immediatamente la Soprintendenza ha chiesto dapprima all’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Salerno e poi quella di Roma di interporre appello al Consiglio di Stato, ricevendo un diniego. La motivazione del rifiuto espressa dall’Avvocatura Generale dello Stato è che per decadere gli esiti della sentenza – e quindi fermare l’iter di restituzione dei terreni – sarebbe sufficiente l’emanazione di un ulteriore decreto di acquisizione dei terreni da parte del Ministero per i Beni Culturali. Il tutto dovrà esser compiuto in tempi estremamente celeri. Sulla vicenda si sono attivati il sindaco Aldo Laurenzano, l’assessore alla Cultura di Atripalda Luigi Adamo e l’assessore al ramo del Comune di Avellino Salvatore Biazzo. È stao richiesto anche l’intervento del ministro avellinese Gianfranco Rotondi, del senatore Enzo De Luca e del consigliere regionale Mario Sena. La privazione dell’area archeologica costituirebbe una grandissima perdita per il Ministero per i Beni Culturali e per l’intera provincia. Attualmente sono impiegate 20 unità tra assistenti e custodi e verrebbero vanificate, in un sol colpo, le speranze della città di Atripalda che aveva riposto nel sito dell’antica Abellinum i presupposti per ricominciare a risalire la china dello sviluppo. E per domani, alle ore 10 presso la sala consiliare del Comune di Atripalda, si terrà una conferenza stampa per illustrare lo stato dei fatti.

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