Cattolicesimo, laicità, pragmatismo: il ricordo di Bianco e Rotondi

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Avellino – Un viaggio tra i ricordi, personali e politici. L’omaggio a Fiorentino Sullo ha rispolverato la storia dei protagonisti politici irpini, di oggi e di ieri, delineando i tratti di un uomo che, in modo più o meno determinante, ha inciso nel percorso seguito dal Ministro Gianfranco Rotondi, dall’on. Gerardo Bianco e dal vice presidente del Csm Nicola Mancino.
A loro, che lo hanno conosciuto in maniera approfondita, è stato affidato il compito di ‘rendergli giustizia’ e illustrare all’opinione pubblica chi era l’uomo Fiorentino Sullo e il politico.
“Questa iniziativa – ha introdotto Gerardo Bianco – è una piccola riparazione verso un uomo che ha intrecciato la sua vita con la storia dello sviluppo della Provincia di Avellino”. Un viaggio nel tempo commosso, sentito e partecipato che ha incantato la platea. Sullo si è letteralmente carnificato nelle parole dell’on. Bianco che ne ha delineato con una dialettica ed una retorica degne di un nome illustre.
“C’era qualcosa di volteriano nella sua psicologia. Un uomo di grande spessore e dalla personalità complessa, figura rilevante non solo per la storia irpina ma per quella dell’intero Paese. Ciò che di lui colpiva era l’assoluta intuizione rispetto ad argomenti fondamentali. Oggi si discute dell’art. 39 della Costituzione che disciplina la regolamentazione dei partiti e dei sindacati. Sullo, all’epoca, affrontò l’argomento in maniera cruciale. Aveva intuito che i partiti, se non fossero stati regolati ed istituzionalizzati, rischiavano di debordare”. Un esempio tra tanti per fornire a Sullo l’identità di Ministro Riformista: “La sua figura rende giustizia ad una erronea tendenza che ignora che la rinascita dell’Italia è nata con la Democrazia Cristiana di cui Sullo era tra i massimi esponenti. Aveva compreso come la politica locale fosse strettamente legata a quella nazionale e questa coscienza ha fatto di lui un politico tutt’altro che provinciale. Quando uscì dalla Dc, uscì dal suo alveo di storia, di cultura e di tradizioni. Per questo lo spingemmo a rientrare. È stato un maestro ma in politica si rischia anche di non essere capiti e si cade nella solitudine. Per fortuna ci sono i giovani che ti danno nuove speranze e rendono merito e giustizia a quanto creato: questo ha rappresentato per lui Gianfranco Rotondi”.
Il ‘figlioccio’ di Sullo – politicamente parlando – non si è abbandonato a ricordi personali in virtù dell’identità fornita alla manifestazione: non una testimonianza sentimentale ma il ricordo formale di un grande statista, membro dell’assemblea costituente, esponente della Dc fino al 1975 quando decise di improntare il suo operato tra le fila del Psdi. “In Sullo si consumava il dramma di una premonizione – ha spiegato Rotondi -. La sua idea era che la Democrazia Cristiana o aveva la capacità di trasformarsi o l’unità dei cattolici non avrebbe retto e cattolici e democratici si sarebbero costruiti due contenitori diversi. Successivamente Sullo tornò nella Dc per ragioni sentimentali: aveva bisogno di ‘tornare a casa’ e aveva chiaro il senso della precarietà del partito”. In Sullo, nonostante le radici profondamente cattoliche, regnava anche una grande coscienza laica. “Aveva saputo rappresentare il massimo livello delle esigenze di un cristiano nella vita politica contemperandole con chi non aveva il grande dono della fede”. In lui un pragmatismo ascritto: non parole ma fatti. Che ancora oggi parlano.

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