Roma – L’affare del secolo per un gruppo di finti imprenditori che si sono ispirati al famoso stratagemma del principe della risata napoletana per mettere a segno un colpo milionario. Questa volta la Fontana di Trevi non è stata tirata in ballo, ma gli ingredienti di una truffa alla Totò ci sono tutti.
È il modo più adeguato per descrivere l’imbroglio messo a segno da alcuni immobiliaristi che sono riusciti a vendere una villa di inizio ‘900 pur non essendone i proprietari. Al modico prezzo di 4,5 milioni di euro.
La truffa si è verificata a Roma e i protagonisti, vittime del raggiro, sono una ricca famiglia di imprenditori di Avellino con interessi nel settore costruzioni. Pensavano di aver fatto un vero e proprio affare aggiudicandosi per 4,5 milioni di euro una palazzina a due passi da Villa Borghese. Gli irpini invece sono caduti nella rete di quattro esperti truffatori, arrestati poi dalla polizia, che hanno venduto la villa di tre piani senza esserne proprietari.
L’operazione è stata pianificata in ogni dettaglio e la strategia dei truffatori non ha lasciato nulla al caso. L’immobile, di proprieta’ della famiglia Guarnieri, titolare a Roma di numerose strutture sanitarie, era inutilizzato da piu’ di un anno e mezzo. La storia ha avuto inizio nel febbraio del 2008 quando uno dei truffatori ha proposto alla famiglia avellinese la palazzina il cui valore e’ stimato in 18 milioni di euro, per poco meno di 5 milioni di euro: un vero affare, di quelli che vanno davvero presi al volo.
Ai compratori era stato permesso di visitare l’interno della villa, attraverso l’aiuto del giardiniere compiacente. Convinta la famiglia ad acquistare l’immobile, situato in via Pinciana, e’ arrivato il secondo truffatore, che si è presentato agli acquirenti nella veste di ingegnere incaricato dalla famiglia Guarnieri a curare la compravendita della villetta. Per gli acquirenti erano stati preparati atti di vendita fasulli che ad un’occhiata distratta erano sembrati perfetti.
L’atto di vendita è stato regolarmente effettuato da un notaio che è risultato totalmente ignaro della truffa. Un piano quasi perfetto se non fosse stato per l’estratto conto giunto alla reale amministratrice dell’immobile che si è trovata un conto corrente a suo nome di cui ignorava l’esistenza e sul quale erano arrivati 4,5 milioni di euro. Da qui la denuncia alla polizia e le successive indagini.
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