Baiano – Cavaccini: “Inaccettabile lo sciacallaggio politico”

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Baiano si lecca le ferite. A pochi giorni dalla tragica vicenda che ha coinvolto il piccolo Antonio, il ragazzino 13enne che ha perso la mano sinistra a seguito dell’esplosione di un petardo inesploso, l’amministrazione comunale, nella persona del sindaco Vincenzo Cavaccini, ha ritenuto opportuno indire una conferenza stampa per fornire i chiarimenti necessari a fare luce, oltre che sull’incidente di Antonio, anche sulla bagarre generatasi durante la festività del Majo. “Quello che è successo al piccolo Antonio è qualcosa di irreparabile e sconvolgente che dovrebbe far riflettere tutta la popolazione. Mi sono recato in qualità di sindaco presso l’ospedale dove il ragazzino era ricoverato. Quella che mi sono trovato avanti, pur essendo medico, è stata un situazione molto toccante. Ho conosciuto questo ragazzino e mi è sembrato molto forte, vivace e spigliato, con due occhietti vispi, che paradossalmente sembrava desse lui stesso coraggio alla mamma, seduta ovviamente al suo fianco. E’ un evento sconvolgente che cambierà la vita a lui come alla sua famiglia, a cui dovremo garantire massima solidarietà. Mi vengono in mente le parole della mamma.“Quando capitano cose simili c’è bisogno di amore, della vicinanza delle persone”. Ed è proprio per questo che propongo di organizzare un comitato, ovviamente al di fuori della politica e magari legato alla parrocchia, per stare vicini a questo bambino”. Non usa mezzi termini il sindaco Cavaccini: “Antonio è una povera vittima dell’incoscienza di una manciata di irresponsabili. Chi è che ha più colpa, l’adulto che usa i petardi illegali o un bambino che per curiosità ne raccoglie uno per terra? Chi è più responsabile chi arma le mani delle persone o la mano che spara? Antonio è fortunato ad essere ancora vivo, ad aver perso “solo” una mano. Sarebbe bastato che il petardo deflagrasse qualche centimetro più su e il ragazzino adesso serebbe morto. Ma la cosa più deplorevole di tutta questa faccenda è che su una tragedia del genere, a seguito della quale bisognerebbe solo dimostrare la propria solidarietà, si sia creato uno sciacallaggio politico, un’ aberrante strumentalizzazione dei fatti”.
Così il sindaco Cavaccini, con sommo dispiacere e spirito di sostegno, ha commentato il drammatico episodio del ragazzino di Baiano. Ma il suo intervento si colora di toni più accesi quando approfondisce il tema dello “sciacallaggio politico”: “Riguardo gli avvenimenti che hanno interessato la festività del Maio, mi sento in dovere di fare un chiarimento. Questa festa vive e può andare avanti solo grazie alle associazioni. Sono le associazioni che lavorano tutto l’anno per assicurarne la buona riuscita e l’amministrazione è solo marginalmente coinvolta nell’organizzazione. Tuttavia io, da baianese, ho sempre vissuto la festa del Majo con grande gioia ma anche con responsabilità. Prima di Natale è stato presentato un documento, un accordo tra Associazioni di Baiano e Forze dell’ordine che ha siglato una regolamentazione dei festeggiamenti. È stato effettuato un censimento delle carabine e sono state autorizzate a sparare 135 persone, ciascuna delle quali ha avuto 15 colpi a testa (per un totale quindi di ben 2000 spari) e sono state stabilite 4 aree in cui eseguire gli spari (via Calabricita, Via Nazionale delle Puglie all’incrocio con via Roma, via Nazionale delle Puglie all’incrocio con via Malta e piazza Francesco Napolitano). Per cui né io né l’amministrazione abbiamo mai detto che la festa del Majo non dovesse essere celebrata, abbiamo semplicemente spinto, insieme alle Associazioni e ai Carabinieri, verso una regolamentazione e una delimitazione degli spari, condannando gli spari illegali o non concordati. Ma tutto ciò ad alcune persone non è bastato. A queste intese sono seguiti i disordini di cui tutti siamo a conoscenza, una vergognosa opera di persone, artisti nell’istigazione e nello sciacallaggio politico, che hanno addirittura aizzato i giovani alla sommossa, rischiando di far precipitare la popolazione del paese in vera e propria rissa generale.
Insomma degli iniziali “disaccordi folkloristici” si sono trasformati in vere e proprie provocazioni politiche e non solo. Al grido di sparo-io-che-spari-tu, passando per Baiano il giorno di Natale sembrava quasi di attraversare un fronte di guerra: c’era fumo ovunque, gli spari si susseguivano l’uno l’altro e la popolazione sembrava sul piede di una sommossa tanto da far temere per un giorno una “guerra civile” in una Baiano che potrebbe essere stata ribattezzata a ragione per quel giorno “Baian-dad”. (di Oderica Lusi)

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