Solofra – Crisi concia: le formule di Pio Gagliardi

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Solofra – L’anno 2008 segna un altro capitolo nero per il polo conciario locale che ha vissuto un anno caratterizzato da piccoli fuochi di paglia subito smorzati dal caos finanziario che oltre ad aggredire il settore della pelle ha creato problemi anche in altri comparti. Nel corso del primo trimestre, a detta dei sindacati, si poteva intravedere una piccola ripresa mentre il secondo non ha fatto registrare passi in avanti anche il ricorso alla casa integrazione è stato ridotto al minimo. Il polo locale però sembra aver subito un crollo, allineandosi al trend dell’intero Paese, su due punti in particolare: le banche e l’abbigliamento. Le prime si sono chiuse a riccio cancellando quella mansione di garanzia tanto ‘comoda’ ai conciatori, venendo meno al piano governativo teso a sorreggerle. La vendita di capi d’abbigliamento ha smesso di fare la parte del leone e i conciatori solofrani sono corsi ai ripari concentrandosi sulla produzione di accessori. Solo grazie e questi piccoli espedienti qualche azienda è riuscita a sopravvivere. L’abbigliamento ha subito uno scossone anche per le ripercussioni relative alla perdita di valore del rublo. Secondo l’operatore conciario Pio Gagliardi, la cui azienda lavora prettamente l’ovino vegetale per calzature e borsetteria “… l’articolo richiesto resta quello del vegetale lucido e opaco rigorosamente morbido”. Sulla crisi che attanaglia l’intero settore si dice ottimista “… perché i nostri opifici conciari sono flessibili, equipaggiati per qualunque ripartenza”. Per Gagliardi pone tra le altre cose un problema riguardante i calzaturifici italiani che “dovrebbero evitare di ‘traslocare in Cina’ ed essere sopraffatti dai grandi colossi”. Con la chiusura dell’anno scadono parecchi contratti a termine per parecchi lavoratori e la prima incognita che si presenta nel 2009 riguarda proprio il loro rinnovo. (di Dante Grimaldi)

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