Serie B – “Avellino… mi manchi”. Moretti promuove il ‘Lombardi’

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Chi passa per l’Irpinia difficilmente dimentica la sua esperienza, chi veste la maglia dell’Avellino porta sempre i suoi colori scolpiti nel cuore: Vincenzo Moretti è la sintesi di tutto ciò, un rapporto, il suo, di odio amore con una città ed una provincia che ancora oggi gli vogliono bene. Anni di soddisfazioni importanti e di delusioni cocenti per il 32enne casertano che con la casacca biancoverde ha collezionato 107 presenze e messo a segno 20 goal e due promozioni in cadetteria. Il rigore del 2 a 0 sul Napoli, nel primo anno della seconda era Pugliese, il salvataggio su Ambrosi ed il goal a pochi minuti dalla fine nella semifinale play-off due anni dopo contro il Taranto: tante perle tra i ricordi legati ad un calciatore che ha lasciato a malincuore la maglia dei lupi. Da Cremona, dove attualmente vive un rapporto da separato in casa con i grigiorossi non dimentica il vecchio amore e il maestro Lombardi, confidando in una salvezza di sicuro alla portata.

Stai seguendo l’Avellino che impressione ti ha fatto la squadra con il cambio in panchina?
“L’Avellino sta attraversando il periodo più bello di questi ultimi anni in B. E non credo che questo stop con una diretta concorrente come il Rimini possa scombussolare i piani. Campilongo sta lavorando in maniera egregia, non poteva essere scelto uomo migliore per raggiungere il traguardo della salvezza. Questo passo falso non deve essere visto come un campanello d’allarme perché la squadra, con l’avvento del nuovo tecnico, è riuscita ad inanellare otto risultati utili consecutivi con un rendimento da formazione d’alta-classifica. Ha saputo infondere alla squadra la giusta cattiveria agonistica, lo spirito necessario per lottare in un torneo duro come questo”.
È Campilongo l’uomo giusto per la salvezza?
“Certo è un lottatore, un tecnico concreto. E poi conosce bene la piazza e questo rappresenta un grosso vantaggio. Il giusto condottiero per raggiungere l’obiettivo senza problemi”.
Prima della sosta natalizia sulla strada dei lupi Parma, Salernitana e Treviso. La formazione biancoverde può chiudere questo miniciclo sopra i venti punti?
“Ritengo che in questo momento l’Avellino non debba temere assolutamente nessuno. E’ una squadra che può giocarsela ad armi pari con tutti e lo ha dimostrato. Non credo che per caso si riescano ad ottenere risultati importanti con squadre quotate come Brescia, Pisa e Mantova. È un gruppo che ha carattere e che ha ritrovato consapevolezza nei propri mezzi. Quando vuoi raggiungere un traguardo, un obiettivo importante questo è fondamentale. Nelle prossime tre sfide ci saranno due scontri diretti, quindi non sarà impresa ardua superare questa quota. Sono ottimista”.
Un Avellino che a breve recupererà De Zerbi e Mesbah rientri importanti che renderanno la squadra ancora più competitiva?
“Sicuramente, specialmente il primo. È un giocatore di classe che con il suo rientro farà fare il salto di qualità per lo scatto decisivo”.
Visto l’inizio disastroso della compagine irpina e la partenza sprint della Salernitana, ti aspettavi a questo punto del torneo che le due squadre potessero essere separate in graduatoria soltanto da tre punti?
“Quell’inizio da parte dei granata mi aveva sorpreso e non poco. Nelle prime quattro giornate hanno ottenuto dieci punti e la cosa mi aveva spiazzato non poco. Adesso i valori si stanno ristabilendo. Entrambe lottano per la salvezza, ma ritengo che la mia ex squadra abbia qualcosa in più”.
Avellino-Salernitana, la madre delle partite. Tu hai giocato due derby quello vinto con Zeman 2 a 1 in serie B e quello vinto 4 a 0, con te nel tabellino dei marcatori…
“È una gara che vale doppio, una sfida molto sentita. So quanto la gente ci tenga a vincere questo incontro e disputarlo punto a punto lo rende ancora più affascinante. Io ho un ricordo bellissimo dell’ultimo credo che resterà per sempre nel mio cuore come nella storia di questi colori”.
Quanto è importante il ritorno di Maglione all’ombra del Partenio?
“Per me è la ciliegina sulla torta, credo che sia il migliore acquisto che l’Avellino potesse fare. È uno che sa lavorare sulla testa dei giocatori, oltre ad essere un dirigente è un grande uomo che tratta tutti come se fossero suoi figli. Per me nell’anno della promozione con il Foggia, che ritengo la più sofferta delle due ottenute in Irpinia, è stato di fondamentale importanza. Mi ricordo quando avevo qualche problema con un gruppo di tifosi e mi diceva sempre ‘pensa a lavorare che questi fischi si tramuteranno presto in applausi..nel calcio bisogna tirare fuori gli attributi’. E’ uno che non molla mai, un professionista serio che nei momenti difficili sa tirare il meglio da ogni elemento”.
Il tecnico di Fuorigrotta al suo avvento in panca ha detto: “Una salvezza da dedicare ad Adriano Lombardi”.Adesso, c’è la volontà di intitolargli lo stadio. Tu che l’hai conosciuto, che hai avuto modo di lavorarci all’inizio della tua carriera che ne pensi?
“Quando ho saputo di questa cosa sono stato molto felice. Adriano Lombardi per la mia carriera e la mia crescita è stato veramente molto importante. E’ stato lui che mi ha scoperto, mi ha insegnato tanto. Gli sarò sempre grato per ciò che ha fatto. Per me è un padre, non c’è più fisicamente, ma il suo ricordo è vivo. Io e Riccio non lo abbiamo mai abbondato, soprattutto nell’ultimo periodo. Penso che intitolargli il Partenio sia il minimo”.
NOSTALGIA CANAGLIA
Quanto manca Avellino a Vincenzo Moretti?
“Tanto. È stata la pagina più importante della mia carriera. Con gioie e dolori, ho ancora tanti amici, tanta gente che mi vuole bene e ne ho avuto la riconferma nel giorno del mio compleanno. L’Irpinia mi manca da morire”.
Torneresti a giocare al Partenio?
“Anche a piedi…”
Ci speri?
“Nel calcio mai dire mai”. (di Sabino Giannattasio)

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