Isochimica – I cittadini hanno paura e chiedono un osservatorio

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Avellino – Non bastano le garanzie dei tecnici per rassicurare i cittadini dal pericolo dell’amianto. La bomba ecologica dell’ex Isochimica che dal 1989 regna indisturbata in via Pianodardine ha fatto scatenare il malcontento che da tempo lacera gli animi dei residenti di Borgo Ferrovia e via Pianodardine ma anche dei paesi limitrofi, abbandonati all’inquinamento delle industrie, ai rifiuti del Cdr, a strade dissestate e a quella fabbrica letale che ha arricchito “qualcuno” nel silenzio delle Istituzioni.
La bonifica dell’ex Isochimica è indispensabile. Questa è l’unica certezza sulla quale concordano tutti, istituzioni, amministratori e cittadini, ma i modi devono essere discussi e valutati ancora più minuziosamente da un osservatorio di cui facciano parte uomini di fiducia. Sono queste le richieste degli abitanti che questa sera hanno partecipato all’assemblea pubblica tenutasi nella palestra della scuola media di Borgo Ferrovia, dando vita a un acceso scontro/confronto con il sindaco Giuseppe Galasso .
L’incontro è stato fortemente voluto dal presidente della II Circoscrizione Nando Romano per avere e sollecitare ulteriori garanzie dai tecnici che hanno analizzato il piano, nel rispetto e la salvaguardia della salute della popolazione. All’assemblea hanno preso parte oltre al primo cittadino della città capoluogo l’assessore all’Ambiente Pellecchia, il dott. Barbieri, funzionario della ditta Eurokomet, i dirigenti dell’Arpac e il responsabile della salute pubblica dell’Asl Av2 Franco Guerriero.
“Partiamo dal presupposto che la bonifica si deve fare – ha iniziato così il suo discorso il sindaco di Avellino -. E’mio compito controllare che tutto venga svolto secondo quanto stabilito, creando uno stato di vivibilità che ci consenta di portare a termine dei risultati nella salvaguardia della salute dei cittadini”. “I progetti sono stati attentamente valutati – ha aggiunto l’assessore Pellecchia -. Lo stesso Ministero dell’Ambiente ha analizzato i lavori. Le ditte autorizzate sono all’attenzione del Governo”. “Non bisogna preoccuparsi – hanno aggiunto i tecnici dell’Arpac – il progetto prevede quattro fasi: le prime due verranno eseguite in 60 giorni e interesseranno i due capannoni e il box n. 4. . Il lavoro sarà fatto nella massima sicurezza e i lavoratori saranno dotati di dispositivi di protezione di ultima generazione”.
Ma le parole dei due amministratori e del tecnico Arpac non hanno convinto i cittadini. Sono anni che i residenti di Borgo Ferrovia chiedono di intervenire sull’area in questione, anni che l’ex industria è abbandonata alla mercè di tutti. Nessun cartello, nessun sigillo che lasciava presumere la possibilità di correre rischi. La fabbrica che per anni è servita a scoibentare dall’amianto le carrozze delle Ferrovie in disuso, dal 1989 fino a poco tempo fa è stata accessibile a chiunque, a ragazzi che giocavano a pallone, a coppiette e persino ai ladri che pare usassero le aree più appartate per “pezzottare” le macchine appena rubate. “Voi decidete, noi muoriamo – urla una signora dagli spalti –”. Perché l’ex Isochimica per anni è stata accessibile a chiunque e da un giorno all’altro nei portoni di circa 40 palazzi sono stati affissi dei cartelli che invitavano i cittadini a restare blindati in casa, con porte e finestre chiuse, sino al termine dei lavori? La preoccupazione è legittima, i cittadini chiedono garanzie e nel mirino finisce la ditta appaltatrice l’Eurokomet.
Alla fine l’accordo è stato raggiunto e le richieste dei residenti sono state accolte. Il sindaco istituirà una commissione che analizzerà nuovamente il piano di bonifica proposto dalla ditta appaltatrice e a distanza di 15 giorni incontrerà di nuovo la popolazione per il round finale. (di Rosa Iandiorio)

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