Avellino – L’apertura ai mercati internazionali è una delle spade di Damocle che si abbatte sulla nostra regione.
La Campania, infatti, si conferma fanalino di coda dell’Italia per quanto riguarda la propensione all’export delle imprese, la quantità di merci importate, gli investimenti dei capitali esteri in Italia e gli investimenti degli italiani all’estero. Il dato è emerso dall’Atlante della competitività realizzato da Unioncamere, aggiornato alla fine di settembre 2008.
L’indice medio dell’intera penisola è pari a 24,8 e in questo contesto il Sud conta esattamente la metà con 12,9. La Campania si attesta sul 10,9. Peggio solo la Calabria, con 1,4, e il Lazio con 8,8.
In effetti la Campania è prima nel Mezzogiorno per quota di merci esportate ma la debolezza strutturale deriva dalla mancanza di investimenti diretti esteri in Campania. Allo stesso tempo gli investimenti degli imprenditori campani all’estero sono tra i più bassi degli altri colleghi italiani.
Sorprese poi per quanto riguarda la posizione delle singole province.
Secondo i dati Unioncamere, Avellino è la più aperta ai mercati internazionali, con un indice pari a 18,7, addirittura più alto della media del resto del Mezzogiorno. Fanalino di coda è invece la provincia di Benevento con un tasso di apertura pari a 2,1. Caserta si attesta sul 7,6 mentre Napoli e Salerno rispettivamente sul 10,2 e 19,6.
Redazione Irpinia
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