Quindici – Clan Graziano: i precedenti

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Quindici – Ancora una volta il Vallo di Lauro è stato oggetto di un massiccio intervento dei Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino che a conclusione di alcune attività investigative – partite con l’arresto di 23 affiliati al Clan Graziano avvenuto il 5 maggio – ha portato alla notifica di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli Tullio Morello su richiesta del P.M. Maria Antonietta Troncone della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di Adriano Sebastiano Graziano e Antonio Mazzocchi.
A seguito della prima ordinanza di maggio 2008 le attività del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino si sono intensificate ed hanno permesso, in una sequenza temporale assai ristretta, di individuare il 14 maggio 2008 l’arsenale che il Clan aveva predisposto per difendersi da un’eventuale recrudescenza della faida che ormai da decenni lo contrappone al Clan Cava; arrestare nella stessa data due insospettabili, che custodivano per conto del Clan, l’intero arsenale; sequestrare un ingente quantitativo di armi, tra cui un fucile a pompa, una carabina di precisione ed un fucile mitragliatore, oltre a varie pistole di ogni calibro con numerosissime munizioni; individuare il 27 luglio 2008 Adriano Graziano che pochi giorni dopo l’arresto degli affiliati si era reso irreperibile, a Valmontone, dove, con la complicità di un imprenditore incensurato, tentava nascondersi dall’eventuale cattura dopo essersi sottratto alla misura della Sorveglianza Speciale con obbligo di dimora.
Queste attività, unitamente alle dichiarazioni rese da Felice Graziano e dal fratello Biagio, hanno permesso di delineare un quadro quanto mai realistico sulla nuova articolazione della associazione camorristica denominata “clan Graziano” al cui vertice si era insediato Adriano Sebastiano Graziano, il quale per garantirsi la figura di primissimo piano e tutelarsi da eventuali ulteriori ripercussioni di appartenenti al Clan Cava, da anni in lotta con i Graziano, si fece consegnare, sottraendolo dal “deposito comune” dove erano custodite le altre armi del Clan, un fucile mitragliatore AK-47, comunemente denominato Kalashnikov, in uso ai militari Russi ed alle milizie dell’Est Europa.
Il deposito comune venne scoperto nel mese di maggio dai militari del Nucleo Investigativo ed attualmente, con l’ausilio di sofisticate apparecchiature geo-radar idonee ad individuare i nascondigli anche a notevole distanza, è in corso la ricerca di questa micidiale arma da guerra.
Nel corso delle indagini i militari si sono imbattuti nella figura di Antonio Mazzocchi, pregiudicato, cognato di Adriano Sebastiano. Le indagini hanno permesso di dimostrare come Mazzocchi, in più di una circostanza, temendo agguati da parte di elementi del Clan rivale, girasse sempre armato. Questa sua caratteristica, unitamente al carattere particolarmente irruento ed impulsivo, lo rendeva idoneo ad azioni di avvistamento o protezione dei capi del sodalizio.
L’ordinanza notificata questa notte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino fornisce un ulteriore tassello chiarificatore sull’intenzione del Clan Graziano di voler riorganizzare la propria struttura “militare” con queste nuove figure emerse. La grande capacità di fuoco riscontrata dalle armi già sequestrate, invece, conferma l’intenzione da parte del Clan di non voler mettere fine alla sanguinosa faida che ormai da decenni lo contrappone a quello dei Cava.

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