Sanità campana malata: sulla ‘cura’ Alta Irpinia interviene D’Avanzo

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Avellino – 440mila abitanti. 5 presidi ospedalieri. 1.793 posti letto (4.1 per mille abitanti). Numeri lillipuziani, soprattutto se comparati alle altre realtà campane, ma che continuano a far gola alle giganti falle della politica. La scadente gestione dei rifiuti, prima. Quella disastrosa della sanità, poi. Il conto del fallimento passa ancora una volta per l’Irpinia. Un buco diventato una voragine da 347milioni di euro. Una emorragia che mette in serio pericolo il rispetto del piano di rientro concordato con il governo nazionale. Ma la Regione Campania è ottimista. Si è impegnata a certificare al ministero della Salute il debito accumulato e le misure urgenti che intende adottare per ripianare il deficit sanitario: dal ‘riordino’ degli ospedali alla stretta sui precari, al turn over del personale impiegato nel settore. E la cura, negli ultimi tempi quanto mai di moda, ha un nome ed un cognome: Alta Irpinia. Sembra, infatti, ormai segnata la sorte dei presidi ospedalieri di Bisaccia e di Sant’Angelo dei Lombardi. Tuttavia, ad irrorare d’ossigeno lo scoramento di un intero territorio ci pensa il presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Avellino, Antonio D’Avanzo. Sull’ipotesi di chiusura dell’ospedale di Bisaccia e del ridimensionamento del nosocomio santangiolese, D’Avanzo chiarisce: “Sono notizie che abbiamo appreso dalla stampa. L’Ordine dei Medici non ha, finora, ricevuto nessuna comunicazione in merito. Per il momento non ci sono stati incontri né con noi, né con i sindacati”. Ma, nell’eventualità che l’ipotesi diventi realtà, la presa di posizione è forte. “Condanniamo il criterio nel metodo e nel merito. Il piano di rientro stilato dalla Regione Campania è improvvisato e sconsiderato. Non si tiene conto dell’identità geografica e territoriale di un’area molto vasta che in questo modo rischierebbe di rimanere senza servizi sanitari”. E se è vero che siamo tutti sulla stessa barca, è pur vero che a far peso sempre sullo stesso fianco si finisce per affondare. “La razionalizzazione della rete ospedaliera campana è necessaria – continua D’Avanzo . La ritengo indispensabile in sé, è funzionale all’obiettivo del rafforzamento dei servizi territoriali perché è destinata a liberare risorse economiche, tuttavia non è giusto sacrificare le piccole province. Napoli, per esempio, ha un indice di posti letto pari a 7.3 per mille abitanti. Avellino conta 3.6 posti letto per mille abitanti. Cominciamo, allora, a tagliare lì dove è possibile farlo”. Il piano di contrazione del debito prevede, infine, recisioni rispetto al numero delle Asl, del personale del 118 e delle Guardie Mediche. “Tutti servizi che in provincia di Avellino funzionano benissimo, grazie al contributo di medici competenti e operosi. Il grave dissesto finanziario che ci colpisce andrà di certo a ledere, in termini numerici, la funzionalità dei servizi, in particolare quello della Guardia Medica che in Irpinia sconta meno presidi”. E in attesa del 30 novembre, prima che il Consiglio Regionale si pronunci sul piano di rientro per evitare il commissariamento, c’è da chiedersi: è tutta colpa di Montemarano? “L’assessore regionale alla sanità – chiude D’Avanzo – ha ereditato una serie di colpe. Questa voragine finanziaria è cominciata molto prima del suo arrivo”. (di Marianna Morante)

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