Crisi mercato nocciole: la Coldiretti promuove una petizione

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La Coldiretti di Avellino promuove una petizione tra i produttori di nocciole, che verrà poi trasmessa alle istituzioni regionali al fine di sollecitare l’attivazione di un osservatorio del mercato regionale che porti in trasparenza la dinamica della formazione dei prezzi all’ingrosso evitando eventuali fenomeni speculativi.
Si tratta di un organismo mai attivato, nonostante l’istituzione sia stata deliberata a livello regionale.
La Coldiretti chiede maggiori controlli alle frontiere ed un’adeguata etichettatura dei prodotti in modo da conoscerne l’origine per un consumo informato.
Quest’anno la produzione in provincia di Avellino si preannuncia notevolmente ridotta (di circa il 50-55% rispetto al raccolto 2007) a causa di fattori climatici, parassitari e del divieto di utilizzo di alcuni prodotti fitosanitari per il trattamento dei noccioleti.
A livello mondiale le previsioni 2008/09 indicano un buon raccolto di nocciole, superiore all’anno scorso di circa il 20-25%. In particolare si prevede una produzione di 800-850.000 tonnellate in Turchia, 110.000 tonnellate in Italia (i due principali Paesi produttori mondiali), 30.000 tonnellate in Spagna e circa 5-6.000 tonnellate in Spagna.
In Italia si realizza circa l’80% della produzione comunitaria di nocciole, con 40.000 tonnellate prodotte in Regione Campania su una superficie di circa 20.00 ettari. A questi dati sono da aggiungere circa 330.000 tonnellate di nocciole ancora stoccate in Turchia provenienti dalle campagne precedenti.
La Coldiretti aveva già richiamato l’attenzione sul fatto che la probabile immissione sul mercato mondiale degli stock di nocciole turche, in aggiunta ad un’offerta già abbondante, avrebbe portato ad un crollo delle quotazioni del prodotto a livelli tali da non rendere più remunerativa la sua coltivazione.
E’ quello che purtroppo sta accadendo – afferma il direttore della Coldiretti Giuseppe Licursi -. Considerando le quotazioni del prodotto turco non si possono escludere fenomeni di speculazioni commerciali anche locali. In questo momento il prezzo pagato alla produzione è tra i più bassi degli ultimi anni”.
Secondo la Coldiretti il quadro che si presenta per la campagna in corso è estremamente preoccupante, in quanto l’aumento dell’offerta mondiale a livelli superiori alla domanda, al ristagno dei consumi, rende molto vulnerabili i produttori.
Il rischio è l’abbandono delle produzioni con tutte le gravi conseguenze che ne deriverebbero sull’equilibrio idro-geologico dei territori. Le colture corilicole in Regione Campania, e in Provincia di Avellino in modo particolare, sono quasi sempre localizzate in aree marginali, collinari e montane, dove non esistono valide alternative colturali.
La Provincia di Avellino è fortemente interessata a questo comparto, con una produzione superiore ai 250.000 quintali (circa 1/3 dell’intero raccolto nazionale).

Scheda tecnica

Principali problemi del settore
I fattori di criticità del settore corilicolo sono sicuramente rappresentati:
da un forte aumento dei costi di produzione, in particolare del gasolio e dei fitofarmaci
dalla riduzione dei prodotti fitosanitari disponibili per il trattamento dei noccioleti, che rendono sempre più difficile e oneroso il contrasto delle principali malattie (come cimice e balanino), ostacolando il rispetto degli standard di qualità richiesti dall’industria e dal mercato, con conseguenti forti penalizzazioni negative sui prezzi. Ciò, inoltre, favorisce la concorrenza dei Paesi terzi, soprattutto Turchia, che non hanno gli stessi vincoli sull’utilizzo dei agro farmaci imposti dall’UE;
dall’inadeguatezza dei controlli fitosanitari sulle nocciole importate dai Paesi terzi, aggravato dalla possibilità di sdoganare le merci presso le strutture degli operatori privati;
dalla frammentazione dell’offerta e lo scarso potere contrattuale dei produttori;
da un diffuso calo dei consumi.

Gli interventi più urgenti
I possibili interventi che si dovrebbero e potrebbero mettere in atto nell’immediato sono:
un osservatorio permanente sulle nocciole, che consenta un attento monitoraggio della situazione di mercato, sia per l’acquisizione di dati “certi” e tempestivi sulle produzioni e sulle importazioni di nocciole turche, sia sui prezzi e sulle condizioni in cui essi si formano, per verificare se esistono fenomeni di “cartello” tra operatori commerciali a danno dei produttori (mancano dati ufficiali e l’Ismea si limita alla mera rilevazione dei prezzi nazionali);
il rafforzamento dei controlli qualitativi e fitosanitari alle frontiere, affinché questi avvengano in condizioni di trasparenza ed obiettività e le nocciole importate (in guscio, sgusciate e lavorate) rispettino le stesse norme imposte dall’Unione Europea;
una posizione netta nei confronti della Commissione Europea (DG SANCO) per evitare la possibile modifica della Decisione 2006/504, che prevede particolari controlli sui prodotti della frutta in guscio provenienti dalla Turchia, innalzando i limiti massimi consentiti di aflatossine, come richiesto dalla Turchia e dal Codex Alimentarius. Un aumento delle tolleranze sulle aflatossine – che agevolerebbe le importazioni delle nocciole turche sul mercato comunitario – metterebbe a serio rischio la salute dei consumatori;
la difesa delle norme di commercializzazione per le nocciole fresche, che la Commissione vorrebbe abrogare, e la previsione dell’indicazione obbligatoria dell’origine per tutti i prodotti trasformati, nocciole comprese, per una corretta informazione al consumatore, rendendo così possibile effettuare acquisti consapevoli;
una pressione politica sul Governo Turco, anche attraverso incontri bilaterali con il Governo Italiano, allo scopo di migliorare le condizioni dell’offerta sul mercato internazionale, cercando di contemperare gli interessi reciproci dei due principali Paesi produttori mondiali di nocciole.

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