Primo via libera del Consiglio dei Ministri al federalismo fiscale

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Roma – Il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il disegno di legge sul federalismo fiscale.
Il testo è il frutto di un’operazione di mediazione che ha visto coinvolti fino a tarda notte la Conferenza delle Regioni e l’Anci. L’insistenza degli enti locali ha fatto si che il provvedimento mantenga delle garanzie. Lo Stato deve continuare ad assicurare i servizi essenziali quali sanità, istruzione e assistenza; sevizi che vanno garantiti equamente in tutto il Paese perchè fanno parte del patto di cittadinanza.
L’ordine del giorno del Consiglio dei ministri è stato integrato ad hoc, con il varo di un decreto legge con disposizioni urgenti per il riequilibrio economico-finanziario delle regioni e degli enti locali.
Il documento siglato da Governo e Comuni prevede risorse per i Comuni per circa 1,5 miliardi di euro. L’integrazione della quota di competenza dell’Ici sulla prima casa per il 2008 è quantificata in 260 milioni di euro e sarà finanziata attraverso la riduzione di altre voci di spesa. L’integrazione dell’Ici rurale 2007, già finanziata nel bilancio di assestamento dello Stato 2008, ammonta a 585 milioni di euro. Previsti inoltre interessi passivi a carico dello Stato fino a un massimo di 6 milioni di euro sulle anticipazioni di tesoreria per l’Ici rurale 2008. Il testo della Riforma Calderoli, per realizzare il federalismo fiscale in attuazione dell’art. 119 della Costituzione, ha lo scopo di responsabilizzare gli amministratori comunali e assicurare “autonomia di entrata e di spesa di Comuni, Province, città metropolitane e Regioni rispettando i principi di solidarietà e di coesione sociale”. Tuttavia Fabio Melilli, presidente dell’Upi, pone l’attenzione sul rischio che una gran parte dei fondi assegnati, oggi a Comuni e Province, siano devoluti poi alle Regioni.
I punti centrali della riforma sono quelli che i decreti legislativi dovranno realizzare: autonomia e responsabilizzazione finanziaria di tutti i livelli di governo; attribuzione di risorse autonome a Regioni ed enti locali secondo i principi di territorialità, sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza; superare il criterio della spesa storica. E ancora, tra i punti qualificanti del provvedimento, la correlazione tra prelievo fiscale e benefici; l’istituzione di tributi regionali e locali; la facoltà per le Regioni di far compartecipare gli enti locali al gettito dei tributi; premi ai comportamenti virtuosi ed efficienti; garanzia del mantenimento di un adeguato livello di flessibilità fiscale tendenzialmente uniforme sul territorio nazionale; riduzione della imposizione fiscale statale in misura adeguata alla più ampia autonomia di entrata delle Regioni; territorialità dell’imposta; tendenziale corrispondenza tra autonomia impositiva e di gestione. Il meccanismo della legge sarà realizzato e verificato da una Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale e da una Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica.
Le Regioni dovranno “disporre di tributi e di compartecipazioni erariali in grado di finanziare le spese” delle loro competenze; della potestà di modificare le aliquote dei tributi. A evitare disuguaglianze sarà il Fondo perequativo a favore delle Regioni con minore capacità fiscale per abitante.
Per gli enti locali la legge individua i tributi propri di Comuni e Province e stabilisce che gli introiti deriveranno dalla compartecipazione all’Irpef, da tributi propri e da un fondo perequativo. Le Regioni possono istituire nuovi tributi comunali e provinciali di cui i beneficiari possono aumentare le aliquote. Gli enti locali, infine, hanno piena autonomia per fissare le tariffe per prestazioni o servizi. Sempre le Regioni devono istituire due fondi a favore di Comuni e Province per concorrere al finanziamento delle funzioni trasferite. Il finanziamento delle città metropolitane avviene anche con tributi specifici e quello di Roma Capitale con specifici stanziamenti i quote aggiuntive di tributi erariali. I decreti attuativi del federalismo inoltre daranno a Regioni, Comuni, città metropolitane e Province un loro patrimonio. Infine a fronte dell’assegnazione di nuove funzioni le Regioni a statuto speciale, così come a quelle ordinarie, avranno finanziamenti “attraverso la compartecipazione a tributi erariali e accise”.
La legge, delega di sistema, richiede successivi decreti attuativi che il governo si impegna ad approvare entro 24 mesi.

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