Rotondi apre le porte all’Udc: “Casini da solo non può farcela”

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Se a livello locale l’Udc è in balia della ‘guerra aperta’, dando uno sguardo sul piano nazionale, la Dca si apre a Casini e lo invita entrare nel PdL. La notizia giunge proprio dal segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, Gianfranco Rotondi: “I tempi che hanno portato ad una divisione con l’Udc sono cambiati. – dichiara il ministro avellinese – In autunno è possibile allargare il governo. Ci sono formidabili condizioni per ricomporre lo strappo. È tempo di creare in Italia una nuova unità dei cattolici che si può realizzare solo in questa metà del campo. – prosegue Rotondi riferendosi al Pdl – Oggi con Berlusconi, domani con chi avrà più filo, ma oggi e sempre nel segno del Partito Popolare Europeo. Non c’è dubbio che i valori fondanti del PdL sono gli stessi della costituente di Centro e dell’Udc. – spiega il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo – Il Centro senza Berlusconi è una Ferrari senza il motore. Dico, però, che sarebbe un paradosso se il PdL in Italia nascesse senza l’asse portante dei democristiani”. Poi una riflessione sullo status attuale della Democrazia Cristiana per le Autonomie all’interno del governo berlusconiano. “Certo, c’è il mio partito – prosegue Rotondi – e sarebbe facile per me dire: può bastare. Ma non è tempo di furbizie, i democratici cristiani non li può rappresentare solo una delle forze della diaspora. Neanche l’Udc, che pure ne è la più consistente”. Ed è per questo motivo che “…più che un diniego mi aspetterei da Casini un gioco al rialzo. La mia è una riflessione personale, – puntualizza Rotondi – ma amerei che dall’Udc non venisse un diniego per riflesso condizionato. Questa è l’ultima fermata: Casini può salire tenendo presente che è alle porte una nuova tornata elettorale (regionali in Abruzzo, amministrative, europee) e in autunno è possibile l’allargamento del governo. Oppure può scegliere un altro tragitto sul quale però ritengo si abbatterebbe la maledizione delle due elezioni: in Europa tutti i partiti democristiani che hanno scelto la sinistra sono spariti nel giro di due elezioni”.

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