Palazzo Caracciolo ultimo atto: arriva il commissario

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Avellino – Nulla da fare. Non c’è Consiglio di Stato che tenga. E a palazzo Caracciolo arrivano il commissario Vincenzo Madonna e il sub commissario Salvatore Palma. Rinvii, conferenze, botta e risposta a distanza sono stati gli ultimi colpi sferrati prima della ‘caduta ufficiale’.
La Provincia è commissariata.
17 firme hanno sancito la caduta del governo di Palazzo Caracciolo. Ettore De Conciliis, Giuseppe Solimine, Luigi Cardillo, Giuseppe De Mita, Giuseppe Pacifico, Calabrese, Sergio Morella, Arturo Iannaccone, Pasquale Giuditta, Federico Bongo, Franco Di Cecilia, Luigi Vannetiello, Umberto Cammino, Generoso Cresta, Generoso Cusano, Giovanni Cardinale e Mario Canonico – in parole povere l’opposizione più i demitiani – hanno protocollato ieri mattina le dimissioni che nonostante gli eventi e i propositi delle ultime ore hanno aperto le porte di Palazzo Caracciolo al commissariamento. Le logiche, a volte perverse ma sotto alcuni versi affascinanti, che regolano il gioco del governo della società hanno prevalso sull’interesse collettivo che riempie intere pagine della filosofia politica portata a definire il concetto nella sua accezione più marcata: ‘menzogna del potere’. Dottrine a parte, di fatto Alberta De Simone non è più la presidente dell’ente di Piazza Libertà, insieme a lei cade l’intero consiglio e tutti gli organi dirigenti.
Nessuna surroga e nessuna sorpresa, dopo gli accadimenti delle ultime ore, degli ultimi giorni o addirittura degli ultimi mesi. Solo la cronaca di una ‘morte’ annunciata i cui segnali sono stati probabilmente avvertiti in tempi ancora non sospetti.
Dopo la scissione tra l’on. Ciriaco De Mita e il Partito Democratico, le crepe di una struttura precaria si sono dilatate ed hanno portato, giorno dopo giorno, ad occasioni di ulteriori fratture e cedimenti di ogni sorta.
Dall’abbandono del leader nuscano, approdato sulle sponde dell’Udc, ai risultati delle politiche allo scossone inferto all’Alto Calore, l’ultimo colpo di una mitragliatrice cieca è stato attinto oggi contro l’ente provincia.
Il presunto accordo tra i demitiani e il Pdl, smentito nei giorni scorsi ed oggi ancora poco chiaro, è stato vittima di una contraddizione in termini ma ha condotto all’epilogo odierno.
E se la cosa ha destato sorprese sembra forse opportuno rispolverare il messaggio inviato lo scorso 24 giugno dal Coordinamento Popolari – Margherita per la Costituente di Centro che in un passaggio avvertiva: “Con la presentazione del Comitato promotore, il progetto della Costituente di Centro prende vita ufficialmente. Chi, con maliziosa diffidenza dubitava della prospettiva aperta col passaggio elettorale dalla parte più radicata e coerente della ex Margherita ed ipotizzava un recinto localistico per De Mita, dovrà misurarsi con quanto questo nuovo percorso cambierà nell’equilibrio politico attuale e col ruolo nazionale assunto dallo stesso De Mita”.
Ma ad occhi attenti non e sfuggito l’ulteriore passaggio: “Non metteremo in discussione le coalizioni esistenti, a meno che non lo facciano altri, come è accaduto fino ad oggi solo al Comune di Avellino”.
Insomma, ad una analisi anche superficiale, la caduta del governo provinciale potrebbe essere valutata alla luce di un detto antico ma sempre attuale: ‘chi la fa… l’aspetti’. Volendo essere – e concedetecelo – quantomeno ironici, si potrebbe addirittura far riferimento al vecchio buon Dante che nell’Inferno inneggiava un ‘… vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole’.
Resta il fatto che da oggi, in uno dei palazzi che contano, arriva la paralisi. L’ordinaria amministrazione sarà di scena fino alle elezioni del prossimo anno. (m.d.p.)

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