Provincia – Tutti in attesa delle nomine della De Simone

0
187

L’Alto Calore è stato solo il preludio. Una avvisaglia chiara dello tsunami politico – qualcuno lo ha definito, forse non a torto, stillicidio – che si sta abbattendo sull’Irpinia e le cui ripercussioni sono state avvertite questa mattina nel Consiglio di Palazzo Caracciolo. Come la stessa presidente De Simone non ha mancato di sottolineare, si cammina su un campo minato. Ed ovviamente si resta paralizzati. Di nomi dei nuovi assessori, almeno per il momento, neanche a parlarne. Peggio ancora si brancola nel buio anche sul numero. Perché tutto resta concentrato sugli equilibri – o forse gli squilibri – che potrebbero scaturire da una scelta azzardata. Le carte, almeno apparentemente, sono state messe in tavola: i popolari dell’Udc chiedono due assessorati. In tutta risposta, in casa Pd, si è disposti a cedere su un solo componente blindando di fatto la posizione dell’assessore Francesco Lo Conte. In un quadro che esaurisce la sua funzione prevalentemente tra gli assetti della maggioranza, l’opposizione chiede chiarezza e inneggia ad una posizione aperta dell’Udc: in maggioranza o all’opposizione?
Tratti certamente delineati ma che non sono confluiti nella visione unitaria in grado di dare una garanzia al prosieguo dell’attività amministrativa e politica di Palazzo Caracciolo.
Giuseppe De Mita ha preferito il tribunale ai banchi dell’aula consiliare; il neo segretario Franco Vittoria sembra abbia ribadito la posizione dei democratici abbandonando Palazzo Caracciolo (dopo aver consegnato, a quanto sembra, una lettera alla presidente) e la patata bollente è rimasta a pieno titolo tra i banchi consiliari e nelle mani della De Simone, mediatrice d’eccellenza. La scelta della numero uno di Palazzo Caracciolo verrà fatta “nel rispetto del ruolo istituzionale” ma resta fermo che “la salvaguardia dell’autonomia delle istituzioni debba diventare cultura diffusa. Non è più concepibile pensare che le istituzioni vengano considerate seconde rispetto a quanto succede ‘fuori’”.
Pur contrari ad “ostacoli pretestuosi e finalizzati solo ai posizionamenti”, i socialisti capeggiati da Carpenito hanno assicurato il proprio sostegno alla presidente in virtù del patto stilato nel 2004 “non tra noi consiglieri ma con il nostro elettorato”.
Duro, invece, l’esponente di An Vannetiello che ha intravisto negli ultimi episodi politici i sintomi della “mancanza di coerenza” e “dell’alto tradimento”. Una defezione che si sarebbe, dal suo punto di vista, consumata “avvalorando con il consenso tacito” dei consiglieri di maggioranza “il tradimento della Giunta De Simone”.
Il cambiamento degli assetti politici nazionali è dunque confluito prepotentemente a livello locale ma “è naturale – come ha esposto Ricci – che tra sette partiti ci sia un dibattito politico, alle volte anche aspro”. Questo non vuol dire però che si manchi di coerenza, “che si identifica, invece, proprio con l’operato del centrosinistra”.
La patologia secondo il forzista Cusano sarebbe tutta da attribuire alla “fine della storia tra Pd e popolari”. “Ci dicano dove intendono stare: con i democratici o fuori dalla maggioranza”.
Insomma, tutto e il contrario di tutto. Resta il fatto che il nodo della questione è ancora da chiarire e la De Simone non si è tirata indietro: “Entro stasera e non oltre domani darò la mia risposta”.
Risposte?… L’opinione pubblica, in verità, le attende da tempo. Sui rifiuti, che continuano a popolare le strade cittadine. Sul lavoro ( così l’intervento di Mazza di Sd), quando la cronaca punta i riflettori su continue crisi e licenziamenti ma mai su nuove assunzioni. Sui giovani, menti brillanti e sprecate in un contesto in cui lo sviluppo non riesce ad occupare gli alti gradini della classifica.
Il tormentone delle buie aule di Palazzo Caracciolo è stato proprio il ‘Patto del 2004’. L’accordo con gli elettori che hanno voluto e votato i 30 rappresentanti in nome di una fiducia che stenta a decollare anche per le divisioni interne e per le scelte precedenti le politiche di aprile. E a questo punto l’interrogativo posto da Vannetiello risuona quanto mai attuale: “Il patto con l’elettorato è stato rispettato?”. Se così non è stato il giudizio fornito dall’esponente di An continua a risuonare nelle stanze di Palazzo Caracciolo. Ora non resta che attendere le nomine dei nuovi assessori e dai nuovi equilibri che partendo dal Parlamentino daranno i segnali dello stato di salute della politica irpina e delle alleanze da consumare in vista delle prossime competizioni. (di Manuela Di Pietro)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here