Calori: “Sarò ingenuo ma penso che nessuno si sia tirato indietro”

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Si scende in campo al Partenio per gli ultimi 90’ minuti di quella che può essere considerata la peggiore stagione dei lupi in cadetteria. Una squadra retrocessa senza lottare, che ha tirato i remi in barca proprio nel momento cruciale del torneo. In casa dei lupi arriva il Brescia, a caccia del miglior piazzamento play- off. Una gara proibitiva in cui si dovrà provare comunque a vincere per salvare la faccia e conservare la quartultima posizione che in caso di eventuali ‘terremoti’ potrebbe riservare sorprese. “Proveremo ad onorare il campionato anche se sarà difficile perché avremo tanti indisponibili – afferma il tecnico dei biancoverdi Alessandro Calori -. Ma abbiamo quantomeno l’obbligo di chiudere con una buona prestazione. Indubbiamente c’è rammarico per non aver potuto fare quello che era nelle possibilità del gruppo nelle quarantadue partite che il campionato ci ha messo a disposizione”. L’allenatore aretino continua: “In questo momento l’aria non è delle migliori, visto che c’è un gruppo che professionalmente ha sbagliato l’intera annata”. I quattro risultati utili consecutivi arrivati al suo arrivo sulla panchina irpina hanno forse mascherato i problemi all’interno di una squadra, che si è ritrovata divisa in tanti piccoli nuclei: “I risultati quando arrivano subito, tendono a coprire i difetti, le paure di una squadra. Dopo Ravenna si era riacceso un lumicino importante, poi c’è stata la caduta verticale con il Grosseto che ha creato scompiglio nella mente dei ragazzi”. Sui toni di accusa della piazza nei confronti della squadra, sui mugugni della tifoseria che ha accusato i calciatori di scarso impegno è chiaro: “Ne sento dire veramente tante in giro, un allenatore dal canto suo deve avere la mente sgombra. In questa ultima fase è salito sul banco degli imputati Sestu, ma c’è da dire che è un ragazzo che ha speso molto ed ha fatto tanto nel girone di andata. Quando le cose non vanno bene alla fine si cerca sempre un capro espiatorio”. Gli scossoni all’interno dello staff dirigenziale, l’addio del D.G. Lucchesi hanno pesato non poco sul rendimento della squadra: “Sono fattori importanti, perché all’interno di una rosa di una società c’è bisogno di una figura che rappresenti un punto di riferimento. Quando succedono queste cose, spesso alcuni giocatori sono portati a non avere più certezze”. Qualcuno ha smesso di lottare prima del dovuto: “Io dentro le persone non ci sono, non riesco a vedere. Sarò ingenuo, ma non credo che i miei ragazzi abbiano fatto questo, anche perché è una macchia che ti porti per tutta la carriera”. L’Avellino di quest’anno poteva sicuramente salvarsi: “Di questo ne sono convinto, perché presi singolarmente i valori tecnici sono tanti. Non penso che sia un gruppo talmente scarso da non poter riuscire nell’impresa. Io mi sono trovato in una situazione difficile dove in poco tempo non si potevano fare miracoli. Ho provato, senza inventarmi nulla, a raggiungere l’impresa. E’ mancata la continuità. Se ci fosse stata ci saremmo salvati con 50 punti”. Sulla sua esperienza all’ombra del Partenio: “Professionalmente mi ha lasciato qualcosa di molto importante. Sono venuto in una città dove c’è una passione ed un attaccamento alla maglia viscerale. Per fare cose importanti ci vuole un’organizzazione. Io ho giocato nell’Udinese dove nel corso degli anni si è costruito qualcosa di buono. Voglio comunque chiarire che non mi tiro indietro, mi sento partecipe di questo risultato”. Un pensiero per la città: “Questa è una piazza che merita sicuramente palcoscenici importanti. C’è un passato, ci vogliono uomini di qualità per portare questa squadra nuovamente ad alti livelli. L’Avellino non può restare nell’anonimato. Adesso, c’è quest’ultima sfida, onoriamola e poi pensiamo al futuro. Ringrazio il presidente Pugliese che mi ha dato una possibilità importante”.
(di Sabino Giannattasio)

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