IL COMMENTO: Le solite nomine… le solite storie

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– di Antonio Porcelli – La solita storia delle nomine e della lottizzazione nello stile Cencelli. La Regione, come ha “candidamente” dichiarato il consigliere Luigi Anzalone dalle colonne di Ottopagine ha “superato la soglia morale”, aggiungendo che, “per quanto mi riguarda resto consigliere per due ragioni: per la stima e l’affetto che nutro nei confronti di Bassolino e per lo stipendio che, sebbene decurtato,resta ragguardevole”. Non commento la dichiarazione di Anzalone, ma i normali “fannulloni” che fanno parte della maggioranza degli italiani e della Campania, convinti che le parole e i comportamenti hanno ancora un senso vincolante, osservano nauseati le contorsioni della politica sempre più impegnata al mantenimento del potere e poco agli interessi della collettività. Quarantatre nomine, definite di seconda fascia anche in funzione di alcuni “solitari” consiglieri, la dicono lunga sulla probabile spartizione del consenso che nel caso specifico riguarda revisori dei conti nelle Asl, Aziende ospedaliere, consorzi Asi, parchi e riserve naturali, l’Arsan, collegi aziendali, enti pubblici. Tutti i partiti, chi più chi meno sono rappresentati alla tavola imbandita. Siamo passati dai collegi sicuri, alle nomine imposte dalle segreterie di partito, alle questioni personali dei vari leader che gratificano a proprio piacimento fedelissimi e amici, mogli, figli, nipoti e …. Tra ingordigia e autoreferenzialità non si scampa, anche se sono in molti tra i nominati in qualsiasi parte della penisola corrono subito a professarsi “non raccomandato”. Tra tanti impiegati onesti, sindaci e amministratori onesti, disoccupati seri e mamme dalla grande saggezza quotidiana per mettere un piatto in tavola, aumenta la diffidenza verso i samaritani pronti ad aiutare il prossimo, specie se costoro fanno parte della cattiva politica. Sono i perbenisti e gli efficienti della parola, coloro che incitano al servizio disinteressato alla collettività, che hanno in tasca la lauta convenzione dell’appartenenza e del futuro assicurato tra privilegi certi, macchine con autista anche quando non svolgono la funzione istituzionale e l’immagine accattivante che appare quasi quotidianamente sul giornale compiacente. Sono i mediatori del nulla, del futuro della propria famiglia, dell’opposizione per finta, della retromarcia improvvisa da “partito del no a partito del sì”, delle vendette da soddisfare se la gente non acclama. Pino Daniele che fa la “pace” con la Lega invita a riflettere quando aggiunge “sono cambiati loro”. Noi no, siamo sempre quelli del pubblico costume meridionale, della cicca e della carta lanciata dalle auto in corsa, con la monnezza sulle strade, che deleghiamo chi spreca il denaro pubblico, che applaudiamo Bassolino quando afferma di fare “grandi cose”, che siamo innamorati della trasparenza come i peccatori devoti nel giardino dei Santi, che spesso offendiamo i reali servitori dello Stato applaudendo poi i filosofi di bassa lega. Ma è mai possibile che con i dati Istat sulla povertà in aumento, con 1500 euro al mese moltissimi tengono famiglia e vivono a testa alta e pochi eletti con 10/15mila aumentano le loro difficoltà ? Siamo perfettamente in sintonia con Ernesto Galli della Loggia sull’editoriale apparso oggi sul Corriere della Sera quando afferma che il Sud è senza voce perché il punto di svolta avvenne “ tra la fine degli anni ’80 e l’inizio del ’90, quando agli occhi degli italiani l’immagine del Mezzogiorno cessò di identificarsi con quella di una miseria antica, e divenne quella del crimine organizzato. Fosse a causa del vasto malaffare campano legato al terremoto dell’Irpinia, fosse per effetto dello stragismo mafioso culminato dell’eliminazione di Lima, Falcone e Borsellino, fosse per la presenza negli ultimi governi Dc –Psi di un nugolo di ministri meridionali campioni di un clientelismo arrogante e dissipatore, sta di fatto che a un certo punto il Paese si convinse che nel Sud non era questione di soldi ma di altro”. Per Galli della Loggia, “la Napoli di oggi, sommersa dai rifiuti, decapitata politicamente, muta intellettualmente e incontrastata terra di caccia della camorra, è il simbolo di questo Sud assente, corpo ormai lontano da un’Italia lontana”. Parole sante. Mettendo da parte i pannicelli caldi dei vari ammaliatori occorre riformare in senso federalista lo Stato, mandando a casa i collusi, i furbetti della politica e i dirigenti dell’ultima ora che da caporali sono improvvisamente diventati generali. E’ inconcepibile l’idea di una società, in cui quasi più della metà rimane in un degrado che si avvicina sempre più al burrone. La battaglia per la legge e per l’ordine è la via obbligata per la buona politica e per il rilancio delle nostre comunità sulla strada della legalità. Senza manuale Cencelli, con meno opportunisti e con meno facce toste in giro che restano aggrappate alle loro sedie, indovinate un po’, in nome…del servizio alla collettività. Quando uno tiene “o scorze” non tiene mai “scuorno” di niente.

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