Enzo Scotti, capolista al Senato con il ‘Movimento per l’Autonomia – Alleati per il Sud’ – che corre insieme al Pdl – illustra la sua esperienza politica ed istituzionale. “Ho sempre avuto il Sud come ‘riferimento’”. Questo il motto del candidato, sceso in campo, dopo anni trascorsi a formare i giovani, “per ridare una speranza ai miei conterranei, a partire dalle nostre eccellenze e dalle nostre intelligenze, che sono tante. Mi colpisce la rassegnazione di molti per un malgoverno diffuso, la incapacità degli attuali governanti di creare vero sviluppo per le regioni del Sud, in particolare per la Campania.
Noi meridionali dobbiamo reagire, dobbiamo avere l’orgoglio di essere del Sud.
L’attuale modo di fare politica è tutto basato su ‘colpi di teatro’ mediatici e televisivi e porta in Parlamento persone che, nella maggior parte dei casi, non hanno rapporto diretto con i territori: il Rinascimento napoletano di Bassolino, una sostanziale operazione d’immagine, è miseramente fallito.
E’ necessaria una discontinuità fin da subito nelle classi dirigenti regionali: il Partito Democratico critica a parole il governo della giunta regionale, auspicando un futuro migliore, ma utilizza la rete clientelare messa in piedi in questi anni per raccogliere consensi in campagna elettorale.
Il nostro programma vuole realizzare opportunità di sviluppo per il Sud.
L’impegno per il Sud non s’improvvisa.
In primo luogo abbiamo il dovere di contrastare con decisione ed efficacia ogni forma di criminalità: ricordo che le leggi di contrasto della criminalità, emanate negli anni 1990-1992, portano la mia firma come Ministro proponente. La legalità è condizione indispensabile per lo sviluppo.
Dobbiamo lavorare per creare le grandi infrastrutture: ricordo che negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso l’economia italiana ebbe un salto in termini di crescita perché si investì nel Mezzogiorno. Occorre chiamare nel Mezzogiorno gli investimenti delle imprese nazionali ed internazionali: proponiamo una “fiscalità di vantaggio” che permetta di non tassare gli utili che le imprese decidono di destinare alla ricerca, alla innovazione, alla espansione dell’apparato produttivo per le regioni meridionali.
Il terzo punto riguarda la necessità di definire una diversa organizzazione istituzionale dello Stato, per valorizzare le autonomie locali: siamo per realizzare un vero federalismo, solidale e sussidiario, nello spirito dell’articolo 119 della Costituzione, per garantire efficienza alla sanità (si pensi al disastro in regione Campania) ed ai servizi al cittadino, per riorganizzare ed innovare le Pubbliche Amministrazioni.
Dobbiamo, infine, guardare al futuro: le giovani generazioni meridionali meritano sistemi formativi (scolastici ed universitari) in grado di prepararle alle sfide del nuovo mercato del lavoro. La scuola e l’università devono internazionalizzarsi ed aprirsi al mondo.
Voglio lanciare un messaggio di speranza. Chiediamo alle elettrici ed agli elettori della Campania di aiutarci, alla Camera nelle diverse circoscrizioni ed al Senato, per condurre una rivoluzione ‘pacifica’, per ritrovare il gusto della politica, per riscoprire l’orgoglio di essere del Sud”.
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