De Mita: “Penso di essere il più nuovo non per l’età ma per le idee”

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Pragmatismo e chiarezza contro l’astrattezza di “oratori d’occasione” banditi dal mondo di chi “vuol fare vera politica”.
Non ha deluso le aspettative la dialettica dell’on. Ciriaco De Mita che tra messaggi aperti e moniti lanciati tra le righe ha chiarito agli organi di informazione provinciale e all’opinione pubblica – questa mattina nel corso di una conferenza stampa – i giusti passaggi di una campagna elettorale definita sotto alcuni punti di vista “meschina e mediocre” nonché arricchita di “passioni” che hanno per la maggior parte dei casi il potere di rendere “devianti” i messaggi lanciati.
Insomma, informazione e realtà diventano il binomio inscindibile contro ‘trasporti’ personali e con potere di alterazione: verità e non trasposizione della realtà.
Premesse necessarie per giungere a quel livello di chiarezza e trasparenza a cui aspira il leader nuscano per trasmettere all’elettorato il vero messaggio della sua proposta: “Si parla di questa campagna elettorale come se riguardasse soltanto la provincia di Avellino, una campagna elettorale fatta da quelli che scoprono all’improvviso i problemi della provincia e si candidano per risolverli”. Una strategia che affonda le radici in un passato analogo ai tempi attuali e ben noto a chi “nel bene e nel male ha fatto la storia di questa provincia”. Ma la pecca maggiore individuata ascoltando l’oratoria generale è la mancanza di nuove proposte: “Mi sarei aspettato che le istituzioni, la presidente della Provincia, il sindaco… dicessero ciò che fanno”. Al contrario si mostrano nella veste di “angeli puri che si incarnano per la prima volta”. Ed in questo contesto sembra vengano pubblicizzate proposte (Alta Velocità, stazione dell’Ufita, utilizzo di Fondi Comunitari) che di concreto hanno ben poco. (“Come dire: ridurremo le tasse… se aumenta la ricchezza”). “Un signore molto ignoto gira la provincia per spiegare questi progetti. Non capisco perché si ostinano a parlare di cose senza senso. Occorre spiegare cosa si farà quando lo si può realmente fare. A questo punto chiederei alla De Simone, a Galasso e a tanti altri dove sta la novità. Se di novità si può parlare… perché io non ne ho viste. Sarò anche superbo ma penso di essere il più nuovo, non per età ma senz’altro per idee”.
“Non avendo mai raccontato bugie agli elettori non mi troverò in difficoltà. In provincia tutto il potere è contro di me (mi fanno pena). Una cosa gratuita e inutile. Io ho il mio elettorato
”.
Dunque l’Irpinia vive uno ‘sgretolamento’ le cui ripercussioni si avvertono in maniera sostanziale anche negli enti. Non a caso si è fatto un gran parlare delle ambìte presidenze: “Tutti hanno detto che le nomine non dipendono dalla posizione politica. Allora perché li dovrei revocare? Non mi passa neanche per la testa”.
Fatto sta che si è di fronte ad una campagna elettorale “che noi stiamo conducendo in maniera delicata. Siamo in prossimità di qualcosa che deve accadere. L’equilibrio politico non ha retto. Avevamo immaginato che dipendesse da due blocchi, ed in effetti è vero. Ma è pur vero che al centro si recupera la posizione moderata. La vera competizione, e questa è storia, si vince al centro, non agli estremi. Se si pensa di organizzare una partita potenziando il centro campo non si può certo giocare con i terzini”.
Dunque si è avviato a livello nazionale il processo di liberazione di un’area centrista “di politica vera e non declamata. E l’Udc offre questa possibilità.
L’elettore vorrebbe un orientamento politico diverso ma poi sceglie quello che trova. Chiunque vince, per i tempi che corrono, non sarà in grado di governare. E in tempi non sospetti sono stato il primo a porre il problema di come uscire da questa crisi istituzionale
”.
Un lungo monologo in cui De Mita ha preferito chiarire che “non esiste la verità ma esistono le opinioni. Sarei attento a chi mi dicesse che le cose che faccio possono essere fatte in maniera diversa. Ma l’illusione è un’altra cosa…
Io, non è un segreto, sono un sostenitore della giunta Bassolino. Se ho la pretesa di sostituirlo dovrei anche chiarire come
”. Per questo la democrazia competitiva diventa fondamentale in un processo politico che prosegue in un percorso di appiattimento basato sulle posizioni critiche ma contestualmente prive di vere alternative. “Chi fa opposizione ha il diritto e il dovere di dire a chi governa come dovrebbe farlo secondo il suo punto di vista”. Un sistema la cui mancanza di concretizzazione “ci ha condotti in un pantano. La pubblica opinione è già troppo staccata dalla politica, è controproducente alimentare inutili polemiche”.
Passaggi anche sulla propria collocazione e sulle numerose accuse avanzate a suo carico: “Io sono nato e cresciuto democristiano. Non ho mai occultato le mie convinzioni ed ho ipotizzato dove collocarmi. Non ho mai detto di essere coerente. Ora altri dicono le mie stesse cose e si definiscono tali”.
Scelte a parte la vera ambizione sarebbe stata quella di creare un partito popolare moderato, un nuovo soggetto con motivazioni proprie del vecchio partito popolare. “Sia chiaro, non ho mai pensato che il futuro fosse un ritorno al passato ma è senz’altro la sua continuazione. Del passato si cancellano gli errori e si portano avanti, in maniera diversa, le motivazioni positive che ci hanno spinto ad agire”.
Inutile rinnegare il richiamo mediatico di un discorso che in lingua ‘politichese’ costituisce l’innegabile canto delle sirene in una politica a tratti spenta e ripetitiva. Una retorica invidiabile che non ha lasciato spazio all’immaginazione né ha consentito di poter tracciare il bilancio di un futuro senz’altro ancora incerto. “Cosa accadrà io non lo so… ma ci vedremo il 15 aprile”.
(di Manuela Di Pietro)

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