Avellino – Città Visibile e… “la fine del demitismo”

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“La fine del demitismo”: il punto di vista del movimento di alternativa civile Città Visibile rimarca la situazione politica che negli ultimi giorni ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica irpina e non. Riceviamo e pubblichiamo:
La mesta esclusione di Ciriaco De Mita dalle liste del Partito democratico segna l’inizio irreversibile di un crollo del blocco politico-sociale che dagli anni Sessanta condiziona la vita della comunità irpina.
La scelta di Walter Veltroni, coerente alla linea di rinnovamento intrapresa sin dal discorso di Torino e ribadita dall’intervento tenuto di recente a Spello, conferma la necessità di liberare la vita politica da quanti hanno trasformato l’impegno ideale e comunitario in una devastante gestione personalistica e familistica, nemica feroce di qualsiasi forma di alternanza politica.
Nella regione Campania, reduce da decenni di malaffare e d’insopportabile malgoverno, il cambiamento passa inevitabilmente attraverso la sostituzione di un ceto politico dedito esclusivamente ad una faziosa amministrazione del territorio e delle sue istituzioni.
Il demitismo, ormai ridotto alla rappresentazione di una forza provinciale, in termini di respiro ideale e di spazio politico, ha logorato le coscienze libere ed infranto ogni forma di contrapposizione democratica mediante un autoritarismo talvolta rivestito di spregiudicato paternalismo.
Sindaci, membri di consigli d’amministrazione, assessori, dirigenti, manager, imprenditori, giornalisti a buon mercato hanno costituito l’ossatura di un sistema sostanzialmente antilluminista, conservatore, pervicacemente determinato nell’occupazione molecolare dell’amministrazione della cosa pubblica in virtù di un controllo ramificato e tentacolare, che ha prodotto ad Avellino e in provincia un immobilismo diffuso, annientando le speranze e le idealità d’intere generazioni.
De Mita in Irpinia non ha risolto un solo problema strutturale in cinquant’anni di potere incontrastato. La disastrosa questione del lavoro, un dissennato governo della spesa pubblica, il mancato sviluppo industriale, l’assenza di una qualsivoglia politica ambientale, i gravissimi ritardi della modernizzazione e dell’informatizzazione, l’assenza di un polo universitario e scientifico sono problemi che la leggendaria intelligenza demitiana ha affrontato esclusivamente a parole, con un linguaggio involuto e confuso, senza mai offrire una soluzione concreta alle esigenze della realtà.
Ora il pericolo è costituito dalle iene, da figuri di secondo piano che, dopo l’estromissione del leader, cercano già in queste ore di occupare lo spazio vuoto. Alcune prime dichiarazioni mettono i brividi. Passare da De Mita a qualche Bullo di quartiere senza grammatica o ai Griso di turno spaventa chiunque abbia buon senso e dignità intellettuale.
L’opinione pubblica auspica il cambiamento, desidera credere che Avellino esca dal servilismo e dalla corruzione dell’intelligenza e diventi una città moderna, centro riconosciuto di una provincia orientata verso una modernità consapevole e condivisa.
La crisi di sistema va affrontata con scelte perentorie. Ci auguriamo innanzitutto che presto il sindaco di Avellino, modesto ed inconsistente comprimario anche in questa fase, venga immediatamente sfiduciato. La coalizione di centro sinistra del 2004 è ormai storicamente finita rispetto al quadro politico attuale. I consiglieri comunali che non seguiranno De Mita verso l’ultimo atto, colgano l’occasione di avviare, unitamente ai consiglieri delle opposizioni, un discorso di solidarietà e di collaborazione per porre termine alla tragica farsa di un’amministrazione cantierizzata, ormai preda agognata di eredi mediocri, già incamminati sulla via del pentimento e della “redenzione” spudorata
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