Avellino – Screening delle mozzarelle: il vademecum di Malori (Cnr)

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Avellino – “Se gli uomini definiscono reali le situazioni esse saranno reali nelle loro conseguenze” recitava l’illustre sociologo William Thomas nel teorema che porta il suo nome. Secondo un’analisi è quello che sta accadendo alle mozzarelle di bufala e al drastico calo di vendite fatto registrare negli ultimi mesi. Ad oggi, infatti, non è stato registrato nessun caso di “mozzarelle alla diossina” a causa dell’emergenza rifiuti, eppure è stato registrato un consistente calo delle vendite che va dal 25% a circa il 60%. Gli allevatori puntano il dito contro giornalisti e mezzi d’informazione in generale, rei di aver ingigantito il problema. Questo è quanto emerge in breve dal la conferenza stampa organizzata dal Consorzio di tutela del formaggio mozzarella di bufala campana Dop, che oggi ha organizzato una conferenza stampa per fare chiarezza sul tema. In base ai campionamenti sulla presenza di diossina, effettuati tra giugno 2007 e gennaio 2008 nell’area solitamente indicata dai media come soggetta alla crisi dei rifiuti, “nessun valore è fuori norma – afferma il Consorzio – e la gran maggioranza dei valori è addirittura sotto il valore di 1 picogrammo per grammo di grasso” (3 picogrammi il valore di diossina ammesso per legge). Ad essere analizzati sono stati il latte di bufala e la mozzarella di bufala in 22 caseifici su 130 dell’area Dop (il 16,9% del totale). La maggioranza delle analisi hanno riguardato, spiega il Consorzio, caseifici con sede e stabilimento nelle province di Napoli e Caserta. “Sono state svolte complessivamente 20 analisi su campioni di latte e 21 analisi su altrettanti campioni di mozzarella dop”, prosegue il Consorzio e alcuni caseifici “hanno presentato più di un certificato di analisi, relativo ai diversi campioni”. Pesanti intanto i danni economici a causa del presunto inquinamento: “Le vendite di mozzarella nei caseifici – afferma in una nota il Consorzio – oscillano dal 25% al 60% in meno nel mese di gennaio 2008 rispetto allo stesso mese del 2007”. Dopo un’iniziale ripresa dei consumi a febbraio ora sono arrivate altre notizie “allarmanti” sulla presenza di diossine nella mozzarella. “Le notizie non sono in sé vere o false – conclude il Consorzio – ma il loro valore è molto relativo a seconda della realtà socio economica alle quali vengono riferite. Oggi, senza neppure un solo allevamento sequestrato sul territorio per diossina, si assiste alla richiesta dello stato di crisi al governo da parte delle aziende casearie di Caserta”. Per ora, a quanto afferma il Consorzio, l’unico allevamento non ancora dissequestrato è quello di Casoria, che però non risulta in area Dop. A novembre e dicembre scorsi, inoltre, la Asl Caserta 2 di Aversa ha effettuato 127 campionamenti, consegnati all’Istituto zooprofilattico del Lazio per diossine, Pcb e furani, da cui “non si evidenzia nessun caso di superamento della soglia di legge”. Ad oggi, secondo i dati del Consorzio, risultano effettuati in Campania nel 2007 circa 200 campionamenti sulla presenza di diossine, furani e Pcb sulla matrice mozzarella di bufala, da parte di enti pubblici. “Gli unici risultati noti come positivi sono stati in tutto 8 e uno di questi non nell’area territoriale della Dop” e attualmente non ci sono casi anomali registrati. A dire la sua è anche il Cnr di Avellino, autore di diversi rilevamenti, tramite il professor Antonio Malori. Lo studioso ha definito il problema “sovradimensionato. Occorre chiarire – dice – che nessun alimento può avere un livello zero di diossine, perché la diossina svolge una funzione nelle nostre cellule”. Il livello di legge, ricorda, non è stato mai oltrepassato nei campioni di mozzarella fornite da 65 caseifici dal 2002 al 2005. “Sotto la soglia dell’1% l’alimento è da considerarsi incontaminato”. Gli fa eco l’avvocato Carlo Correra, giurista esperto di materia agrolimentare: “Periodicamente la mozzarella è oggetto di ricorrenti attacchi. L’allarmismo è ingiustificato. Il dato oggettivo scandaloso è che semmai non c’è un laboratorio attrezzato per le diossine in Campania”. Il Consorzio, secondo Correra, può denunciare in sede penale eventualmente i soggetti emittenti per alterazione dei prezzi e del mercato, “se dimostrerà che ci sono ingenti perdite e un forte danno all’immagine del prodotto”.

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