Tremasulo: ‘Le marne non sono minerali’: il geologo Corbo chiarisce

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Altavilla – Le marne non sono minerali: in località Tremasulo si estrarrà materiale roccioso. Allarmismo ingiustificato secondo il geologo Antonio Corbo, che illustra dal punto di vista professionale la vera identità della cava. “Come primo approccio – ha spiegato – la marna (termine litologico e non mineralogico) è una roccia – seppure semidura – alla stessa stregua del calcare, dell’argilla e dell’arenaria. I minerali che la costituiscono sono in parte silicati, gli stessi che partecipano alla costituzione delle argille, in parte carbonati, i medesimi che formano le rocce calcaree. Per queste ragioni le marne rappresentano la materia prima per la preparazione di cementi, detti appunto silicati di calcio. Non risponde a verità che le marne siano materiali rari; buona parte dei terreni miocenici e pliocenici della nostra provincia sono di natura marnosa. Quelli affioranti intorno al Partenio, e quindi in località Tremasulo, fanno parte dell’unità di Altavilla e risultano ricchi di silicati.
Per quanto concerne la differenza tra miniera e cava, essa non dipende dalla posizione rispetto alla superficie ma dal materiale di estrazione; vi sono quindi cave a cielo aperto e cave in sottosuolo, così come miniere a cielo aperto e miniere nel sottosuolo. Se l’autorizzazione è stata concessa con riferimento ad un minerale essa risulta ‘viziata’ alla fonte e come tale perde ogni valore agli effetti pratici perché la marna non è un minerale.
Se invece l’autorizzazione è stata rilasciata con riferimento a materiale roccioso – come per correttezza si sarebbe dovuto fare – essa doveva attenersi alle prescrizioni previste per l’apertura delle cave, normative che sono fortemente perentorie in materia di tutela ambientale e conservazione dell’uso del territorio. Tra l’altro esse vietano in maniera risoluta l’utilizzo di fondi agricoli con prodotto Docg, quali sono quelli di località Tremasulo.
In definitiva la legge sulle cave della Regione Campania vieta ogni variazione sull’uso in corso del territorio se si tratta di colture speciali.
Nell’uno e nell’altro caso sarebbe sufficiente, in ultima analisi, una segnalazione al Tar competente per annullare la delibera di concessione”.

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