Promozione – Solofra: la carica di Della Rocca

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È stato uno degli uomini chiave della promozione. È uno di quei giocatori che non si risparmia mai, in campo dà l’anima, lotta come un guerriero, a dimostrazione che il calcio, anche se la categoria si chiama Eccellenza o Promozione, può essere molto più di una semplice passione. Dario Della Rocca, irpino di Montoro, è una delle bandiere del Solofra. Una bandiera che ancora oggi non ha smesso di sventolare. Da anni, a parte due stagioni che potremmo definire di allontanamento quasi forzato, Della Rocca è uno degli emblemi di questa squadra. I successi raccolti nell’ultimo quinquiennio dai conciari nel massimo torneo regionale portano anche e soprattutto la firma dell’ex giocatore di Rione Mazzini e Piazzese. La finale di Coppa Italia persa contro la Caivanese, il successo esattamente 12 mesi dopo sempre nella manifestazione tricolore a spese dell’Ercolanese nell’indimenticabile notte di Nocera, e poi i terzi posti, gli spareggi persi con Pomigliano e Teoreo, sempre ad un passo dal sogno, fino a quell’indimenticabile pomeriggio di Ostuni, quel 13 giugno del 2004. Solo dieci minuti in campo in terra pugliese, costretto ad uscire per un infortunio e far posto all’amico di tante battaglie Carmine D’Amico. Ma Della Rocca in quella stagione più che mai fu uno degli uomini squadra, quella maglia numero tre giganteggiava sulle sue spalle, così fu per tutta l’annata, e lui, uno degli eroi di quel sogno, del grande salto in D, non dimenticherà mai la vittoria più bella della sua carriera di calciatore. Per questo è tornato a Solofra, e i tifosi lo sanno, gli anni sono passati ma il cuore è rimasto lo stesso e anche la grinta è quella di sempre. Della Rocca ha una voglia dentro di ricominciare a vincere con questa maglia tale da aver convinto Santosuosso a puntare anche su di lui per ricominciare nel difficile cammino della risalita. Stavolta le avversarie non sono Ischia e Scafatese, ma si chiamano Rione Mazzini e Venticano. Poco conta, c’è qualche sassolino nella scarpa che Dario ha voglia di togliersi, e poi Solofra è casa sua, più che mai.Della Rocca si racconta e racconta il suo Solofra, tra passato e presente, un presente che si chiama Promozione, una classifica difficile da interpretare che vede un Solofra oggi in netto ritardo dalle prime. Perchè ripartire da zero è sempre dura. Ma Della Rocca è sempre lo stesso, quello che era disposto a rimanere in serie D anche gratis e che qualche dirigente con grande “saggezza” decise di accantonare. La D era anche sua, di diritto, ma non ha mai potuto giocare nella categoria che più aveva sognato. Esilio forzato con la Piazzese e con il Rione Mazzini, belle esperienze per carità ma non paragonabili a Solofra. Poi il ritorno fra la sua gente per riportare una nobile decaduta dove merita.«Non stiamo attraversando un buon momento, dice Della Rocca, è vero, come hai detto tu, la partenza è stata decisamente ad handicap. Non ci aspettavamo, nessuno se lo attendeva, di avere 10 punti dalla vetta, l’Hirpinia lì davanti corre come un treno, ma noi non abbiamo perso le speranze, ci proveremo fino alla fine, vada come vada».Un Della Rocca che con l’età e l’esperienza ha acquistato duttilità tattica ma soprattutto è un giocatore che non ha mai perso l’umiltà che lo ha sempre contraddistinto. “Gioco dove vuole il Mister, il centrale di centrocampo l’ho fatto a volte con La Cava, e qualche volta anche il difensore centrale. Adesso però questo per me è un ruolo nuovo, mi piace, anche se per caratteristiche sono un terzino. Non conta poi in che posizione scendo in campo, per me è importante adesso che usciamo da questo tunnel, e poi finalmente posso giocare da centrale al fianco di un amico e di un grande capitano come Oliva. Mi fa sorridere che qualcuno ci vede come giocatori alla frutta. La cosa mi dà solo la carica. Abbiamo una voglia dentro che ci lascia indifferenti a tutte le critiche. Sappiamo però anche che molti, in tanti, ci stimano, per questa maglia abbiamo dato tutto e spero la fortuna ci darà la possibilità di riportare quanto meno in Eccellenza questa squadra”. Sabato a Nocera, contro la Virtus Fortitudo, meglio non dirlo, ma è quasi una gara da ultima spiaggia: “Si è vero, si affrontano due squadre molto simili, due avversarie che hanno raccolto molto meno di quanto si attendevano. Due deluse, certo. Chi perde la sfida si tira fuori definitivamente dai giochi, chi vince invece può coltivare ancora la fiammella della speranza, e non è poco perchè la stagione è tremendamente lunga e non si possono tirare già da ora i remi in barca”. Cosa vuoi dire a chi in quell’estate del 2004 decise che Della Rocca non era da serie D: “Nulla, il calcio è questo, la rabbia un pò c’è ancora, potevo dimostrare di valere, volevo giocarmi il posto e non mi è stato permesso. Lo sanno tutti, volevo rimanere gratis. Pur di scendere in campo avrei giocato senza stipendio. Forse sarebbe stato meglio spendere la metà e salvarsi all’ultima giornata con la stessa squadra che vinse il torneo di Eccellenza che prendere quei fior di nomi e alla fine avviarsi verso la strada della distruzione, lenta e inesorabile. Noi eravamo un gruppo che anche in D con qualche piccolo innesto avrebbe dato l’anima. Peccato, peccato davvero. Ma io sono ancora qui a Solofra, e per me questo conta di più. E se sono ancora in questa squadra vuol dire che la maglia gialloblù vale più di tutto. È la mia seconda pelle”.

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