Quando al centro di un dibattito vi è un fenomeno ‘sommerso’, dove forte appare la discrasia tra dati ufficiali e realtà delle cose, c’è sempre il rischio di non avere una visione completa e dettagliata del fenomeno, atta ad analisi puntuali ed efficaci. Potrebbe essere questa una delle chiavi di lettura dell’incontro sull’immigrazione che si è tenuto questa mattina presso la sala Grasso di Palazzo Caracciolo. Un’interessante iniziativa – “Irpinia: quali prospettive per la società multietnica?” – promossa dalla Provincia di Avellino, che ha visto la presentazione dei dati di un’indagine coordinata dal Cidis ed illustrata da Dario Spagnuolo, vicepresidente e responsabile dell’Osservatorio dei Flussi Migratori. A commentare in sala i numeri emersi, tra gli altri: i segretari provinciali di Cisl, Cigl e Uil (Melchionna, Cutillo e Festa), l’assessore provinciale all’Emigrazione ed Immigrazione, Walter De Pietro, il consigliere di Parità a Palazzo Caracciolo, Domenica Lo Mazzo e l’assessore comunale Mirella Giova.
“L’Irpinia non è fuori, al contrario di quello che si pensa – ha precisato introducendo il dibattito, Spagnuolo – dalle dinamiche globalizzate dei flussi migratori e non si può non tenerne conto”. Un chiaro incipit sui numeri che ufficialmente si registrano in questa provincia in fatto di comunità straniere. Stando al primo semestre del 2007 infatti, 7.072 sono gli immigrati residenti in totale rispetto ai circa 6.000 del 2004. Prevalgono gli ucraini, i marocchini ed i cinesi, che da soli costituiscono la metà della popolazione presente, ma sono 91 i paesi del mondo complessivamente rappresentati. Più della metà delle persone approdano qui per motivi lavorativi, ma cresce il numero (circa il 36 per cento) di coloro che si trasferiscono per motivi familiari. Per quanto riguarda i ‘comuni multietnici’ in pole c’è Avellino, seguito da Solofra, Atripalda e Ariano Irpino. I valori presentati sono frutto di una non semplice catalogazione, come ha spiegato ancora Spagnuolo. “Un’analisi – ha detto – che deve fare i conti con le dinamiche dell’immigrazione, spesso complesse e poco trasparenti, col concetto di ‘straniero’, che si presta a molteplici interpretazioni, e con gli ostacoli infrastrutturali”. La cartina tornasole di queste difficoltà è infatti proprio nei valori, divergenti, che Istat, Cidis e Caritas presentano sullo stesso fenomeno. Ma anche dal monito lanciato dai sindacati, concordi nel valutare sottostimate queste cifre rispetto alla realtà. Insomma dei dati che probabilmente andrebbero rivisti al rialzo. E proprio l’oggettiva fatica nel fotografare l’immigrazione rappresenta un punto di partenza per gli approfondimenti sull’integrazione, in buona sostanza argomento cardine dell’intero incontro. E in questo senso se la platea in sala ha evidenziato in maniera quasi unanime che il razzismo è poco diffuso in provincia, nonostante la diffidenza dettata in questi ultimi tempi da “una comunicazione che spesso – ha sottolineato Spagnuolo – accresce la soglia della paura nella cittadinanza”, punti di vista diversi si sono registrati in merito alle proposte di inserimento. “Bisogna inquadrare il problema innanzitutto – ha commentato Ruggiero Cutillo – e partire dalla base: i diritti civili e politici, un primo atto di civiltà. A livello centrale la Bossi-Fini va abolita: una vero e proprio freno all’integrazione. Mentre a livello locale si potrebbe pensare, almeno nei principali comuni, ad un consigliere comunale aggiunto sull’immigrazione”. Formazione, diritti civili e occupazione sono stati gli argomenti al centro dell’intervento di Melchionna: “Favorire l’ambientamento è una necessità etica e funzionale – ha spiegato – mentre rispetto e comprensione sono tra le chiavi per un passaggio dallo sfruttamento all’equiparazione sociale”. Un chiaro riferimento, quello del segretario Cisl, alle distorte prospettive occupazionali per gli stranieri. Un progetto unitario e condiviso da enti e Istituzioni locali per l’inserimento rappresenta invece la ricetta operativa proposta da Antonio Festa, mentre – “ superare le ‘colpe del territorio’ attraverso una ‘rivoluzione copernicana’ e garantendo almeno l’assistenza sanitaria ed un tetto agli stranieri’ – è in sintesi il pensiero del consigliere Lo Mazzo. Un dibattito, dunque, ampio e pieno di interrogativi, quello affrontato. Dai tanti elementi in contrasto e dalle controverse posizioni, ma con una certezza condivisa: è importante iniziare ad affrontare con costrutto il problema. (di Eddy Tarantino)
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