Lavoro-Presentata in Provincia la ricerca dell’Università del Sannio

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L’Irpinia è una terra dalle innumerevoli potenzialità. E’ un contesto che presenta apprezzabili caratteristiche e risorse che se valorizzate, potrebbero davvero innescare il motore del rilancio economico. Sono affermazioni, queste, che spesso rientrano nei messaggi lanciati dalle Istituzioni, ma anche dal mondo dell’impresa e del lavoro, dagli organismi sindacali e dalle associazioni e enti impegnati a vario titolo sul territorio. Alzi la mano chi, almeno una volta, soffermandosi su questa riflessione, non si sia chiesto come mai, nonostante tutto, nonostante la congiuntura economica nazionale certamente non positiva, nonostante i problemi atavici del mezzogiorno, non si riesca a sfruttare realmente questi mezzi?
Anche a questo interrogativo si è tentato di dare una risposta stamattina nel corso della conferenza stampa tenuta nella sala Grasso della sede provinciale. Un incontro che è servito ad illustrare i dati della ricerca sul mercato del lavoro in Irpinia, svolta per la Provincia di Avellino – assessorato al Lavoro – dal Dipartimento di Analisi dei Sistemi Economici e Sociali dell’Università del Sannio. Un rapporto strutturato su un’indagine pilota effettuata nel settore enogastronomico, che rappresenta il frutto di un’analisi temporale di circa due anni e che ha fotografato luci ed ombre dell’importante e prestigiosa filiera. A riferire sui dati emersi, la task force accademica rappresentata in sala dal coordinatore di ricerca, Rosario Santucci, e dai professori Vespasiano, Natullo, Tortorella e Nazzaro, insieme all’assessore provinciale al ramo, Franco Lo Conte ed al dirigente Lavoro, Arturo Bisceglie. Presente anche un gruppo di alunni dell’Istituto scolastico ‘De Sanctis’, direttamente interessati all’argomento nella duplice veste di studenti di settore e di giovani prossimi all’inserimento lavorativo, che hanno contribuito a vivacizzare il dibattito moderato dal responsabile comunicazione di Palazzo Caracciolo, Antonio Porcelli. Luci ed ombre, dunque, per un comparto, quello enogastronomico, che pur rappresentando per certi versi il fiore all’occhiello dell’economia locale, non è avulso da patologie sintomatiche di uno status quo sicuramente da potenziare. Il retaggio della congiuntura economica e l’inadeguato contesto infrastrutturale rappresentano dei dati di fatto imprescindibili che, non a caso, hanno rappresentato il punto di partenza dello studio. Il quadro microeconomico, invece, costituito dal tessuto imprenditoriale (che registra una preponderanza di imprese individuali, 71 per cento, nonostante l’incremento di società di capitali) dalle forme giuridiche tipiche, dal trend produttivo, dagli investimenti (in crescita), e dalle forme di sovvenzionamento (incentivi su fondi Por in primis), rappresenta lo scenario entro il quale opera la filiera. Questi in sintesi gli elementi emersi: prevale la gestione tradizionale (conduzione familiare sul modello della piccola e media impresa), ma non mancano le note positive (incremento degli investimenti e apertura ai mercati globali), o i dati in controtendenza rispetto all’andamento generale. Primi fra tutti, quelli inerenti il lavoro, che nel comparto enogastronomico vede una prevalenza di occupazione a tempo indeterminato, full time e part time. Aspetto interessante e curioso, vista la generale crisi di settore e le politiche di ‘flessibilità’, addirittura poco note e radicate nel contesto esaminato.
Un punto di partenza, la radiografia produttiva presentata a Palazzo Caracciolo, sul quale bisogna necessariamente strutturare interventi più incisivi su tutta l’economia irpina. E proprio questo è stato il senso dell’intervento di Franco Lo Conte. “Arezzo e Lucca – ha dichiarato – rappresentano il nostro punto di riferimento. Delle isole felici, che per caratteristiche sono molto vicine alla Provincia di Avellino. E per farlo bisogna partire proprio dalle politiche occupazionali, per le quali l’ente che rappresento ha competenze e responsabilità e verso le quali dovranno assumere un ruolo chiave i Centri per l’impiego. Non più mere ‘anagrafi d’impiego’, ma poli vitali di assistenza e consulenza per l’incrocio della domanda e dell’offerta occupazionale”. L’Irpinia registra 70mila utenti iscritti ai C.P.I., tra i quali circa 20mila sono costituiti da persone alla disperata ricerca di una prima occupazione. Presupposti tanto allarmanti quanto noti, per i quali c’è tanto da lavorare, ha sottolineato ancora Lo Conte. E tra le priorità, c’è il reperimento di risorse finanziarie che: ”soffrono del decentramento dei fondi a livello regionale. Risorse senza le quali – ha concluso – risulta complicato poter intervenire”. In quest’ottica gli ingenti capitali per la formazione lavoro in Campania che a breve saranno disponibili, dovranno necessariamente rappresentare un’opportunità da intercettare, così come i fondi strutturali 2007/2013. E’ quanto ha evidenziato Arturo Bisceglie che, nel suo intervento, ha anche lanciato una prima proposta operativa. “Un’integrazione tra politiche giovanili, sociali e occupazionali – ha detto – che serva ad una crescita d’insieme e ad uno sviluppo sostenibile, dove al centro degli interventi dovranno esservi giovani e donne, tra le fasce più bisognose del sostegno istituzionale”. Inutile negarlo, la speranza è che quanto prima i fatti diano seguito e risposte concrete… (di Eddy Tarantino)

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