Il governo chiude 43 distaccamenti della Polizia stradale su un totale di 200 strutture, distribuite sul territorio nazionale. Un dato che non giustifica il decreto legge da poco approvato, che, al contrario, vorrebbe incrementare la soglia di sicurezza sulle strade. E’ evidente che la riduzione dei commissariati determinerà anche l’abbassamento della guardia in fatto di controlli; inoltre, la decisione assunta aggrava una condizione di sofferenza per i poliziotti italiani, costretti a lavorare ad organico ridotto. Stando al decreto ministeriale del 1989 gli agenti sarebbero dovuti essere 13.500, ma non si è andati oltre i 12.500. Sul piede di guerra l’Asaps, l’associazione che della sicurezza ne fa una bandiera. Il fatto è che nel 1960, con due milioni di auto in circolazione, i poliziotti erano circa novemila, mentre oggi, con oltre trenta milioni di vetture che ogni giorno affollano le nostre strade, i poliziotti sono aumentati di poche unità. Allo stato, la polizia riesce a mettere in strada soltanto cinquecentomila pattuglie di cui il 44 per cento riservato alle autostrade. Il presidente dell’Asaps, Giordano Biserni giudica negativamente la decisione presa dal governo, perché incide proprio sui controlli riservati alle strade provinciali e statali, a maggiore tasso di pericolosità. Ed ha annunciato che l’associazione si opporrà con forza.
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