Asl Av2 – Ospedale e territorio: la ‘rete’ nel rispetto dei ruoli

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Avellino – Malessere fisico e malessere sociale difficilmente non vanno a braccetto. E il tema dell’integrazione ‘ospedale – territorio’ torna alla ribalta rimarcando l’accento sulla necessaria distinzione delle funzioni tra sanitario e sociale. Ma puntando anche i riflettori sulla altrettanto fondamentale capacità, da parte degli attori dei due universi, di sapersi rapportare a livello orizzontale per garantire la concreta applicazione del ‘sistema – assistenza’. Laddove l’obiettivo numero uno è la presa a carico del bisogno ‘complesso’ dell’utente finale – il cittadino malato e/o disagiato – che in quanto tale necessita di una chiave di lettura ‘incrociata’: sanitaria e sociale, appunto.
Ma come si rapportano in Irpinia questi due satelliti -e tutti quelli che ruotano attorno al pianeta socio-sanitario come istituzioni, professionisti, associazioni e volontariato-, di quali strumenti necessitano per stringere l’alleanza della salute?
La seconda conferenza provinciale organizzata dalla Asl Av2, diretta dal manager Roberto Landolfi, svoltasi presso l’aula Magna del Convitto nazionale Pietro Colletta di Avellino, ha fatto il punto della situazione. Due sessioni di lavoro (‘Percorsi integrati per la salute: fare sistema’ e ‘Politiche territoriali: dalla sanità alla salute’) hanno visto alternarsi al tavolo degli interventi il coordinamento dei Direttori dei Distretti sanitari e dei Servizi sociali Asl Av2, rispettivamente rappresentati da Annamaria Strollo e M. Luisa Pascarella, i direttori dei dipartimenti e delle aree di competenza della Asl Av2, i presidenti dei Piani di zona provinciali, i segretari provinciali di Snami, Michele Majorana, Fimmg, Carmine Ragano, il presidente del Forum Associazioni, Augusto Della Sala. Moderatori Angelo Percolo e Giovanni Canfora, rispettivamente Direttore Amministrativo e Direttore Sanitario Asl Av2. Prima del dibattito, però, i saluti e le riflessioni del manager Landolfi, del sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, di Aldo Laurenzano, primo cittadino di Atripalda in qualità di Presidente della Conferenza dei sindaci, Giuseppe Rosato, direttore generale Moscati e Antonio D’Avanzo, presidente Ordine dei Medici di Avellino. Ad intervenire anche il Provveditore agli Studi Rosa Grano ( che sostiene il progetto in rete “nell’ambito del quale la scuola ha sempre operato cercando l’ausilio concreto degli enti ed è sempre presente nell’obiettivo di valorizzare la persona”) e la Dirigente Scolastica del Convitto, Angelina Aldorasi.
Al centro, l’importanza dell’integrazione socio-sanitaria: “In essa c’è la Asl – spiega Landolfi -, ci sono i sindaci, c’è il Piano di zona, ci sono i medici di base come attori della sanità sul territorio, i professionisti”. E precisa: “La Asl non è solo ospedale, come il Moscati. Ha un presidio ospedaliero, quello di Solofra, ma è anche un insieme di servizi territoriali che si esplicano attraverso altri soggetti. Insomma, la Asl lavora sul territorio”. Ed è proprio qui che serve programmare nuove attività. Landolfi elenca le aree di prossimo intervento: “Tossicodipendenza, salute mentale (con il nuovo centro artistico), potenziamento della riabilitazione (presso i centri e l’ospedale), e dell’assistenza domiciliare ai soggetti in difficoltà”. Dunque: ospedale e territorio sono due anelli della stessa catena, collegati, ma ognuno con la sua funzione. Per questo è importante il concetto di ‘de-ospedalizzazione’: “In ospedale – conclude Landolfi – si va per le prime diagnosi o le cure più complesse. Ma la patologia cronica viene seguita da un insieme di attori diversi, sul territorio”.
Questo serve per ottimizzare la ‘gestione’ del bisogno. Anche se c’è chi inserisce una ‘nota polemica’ in questo discorso, come l’assessore comunale alle Politiche sociali, in qualità di presidente del Pdz A/3, Mirella Giova: “L’integrazione è indispensabile ma il tipo di investimento cambia dal sanitario al sociale. E con le risorse che vengono destinate al sociale come può mettere in campo questa sinergia? Di qui – conclude – mi aspetto che ci siamo risorse aggiuntive per i Pdz”. Linea dura battuta anche dal sindaco di Mercogliano, Tommaso Saccardo: “Le istituzioni ci devono aiutare perché i cittadini vogliono risposte da noi”.
A fare da ponte tra i due mondi, le conclusioni dell’assessore regionale alle Politiche sociali, < b>Rosa D’Amelio, che parte dalla nuova normativa: “La Legge sulla Dignità sociale – spiega – è il frutto di un lavoro di rete che ha messo nella norma importanti diritti del sociale e del socio-sanitario. Questa legge prevede una cosa importante: in tre anni si assume l’impegno formale di dare risorse necessarie per coprire le spese dei livelli essenziali di assistenza”.
D’Amelio si sofferma poi sulle ultime rilevazioni Istat relativamente all’indice di Povertà: “Nel Mezzogiorno una famiglia su quattro vive al di sotto della soglia minima: la situazione è peggiorata. Disagi e malattie che potrebbero essere prevenuti con una presa a carico dell’individuo adeguata e una adeguata domiciliarità non vengono presi in tempo. Perché – continua – dove c’è povertà i rischi diventano ancora più problematici”. D’Amelio ricorda anche la Proposta di Legge Caiazzo, che prevede una divisione netta tra ospedale e territorio. “L’ospedale più debole sarà trasformato in ‘territorio’. Mentre quelli più forti saranno chiamati a dare risposte chiare. Così l’ospedalizzazione imperfetta non costerà più”.
Al tutto si aggiunge anche il discorso della formazione, tornando alla Legge sulla Dignità sociale: “Noi verificheremo con forza il lavoro fatto dai piani di zona affinché si persegua una politica di formazione lavoro seria”. Per D’Amelio, Avellino può dunque ambire a diventare punto di riferimento socio-sanitario del Mezzogiorno. “Abbiamo davanti 5 anni di nuove risorse: premieremo chi è in grado di fare programmi di eccellenza per i cittadini bisognosi”. Un lustro che guarda a un obiettivo ben preciso: “Triplicare la quota pro-capite destinata al sociale. Al momento è di circa 30 euro a persona, rispetto ai circa 800 della sanità. Certo sono due cose diverse. Ma quello che è più significativo è che abbiamo un terzo delle risorse del Centro Nord … ma molte più difficoltà”. (di Antonietta Miceli)

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