Grotta – L’onore e l’onere di fare politica, Paola Flammia riflette

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Grottaminarda – Vorrei cogliere gli spunti di riflessione che il gentilissimo portavoce provinciale dell’UDC Antonio Scoppettuolo mi ha indirizzato qualche giorno fa sulla stampa locale. Riassumerei il mio impegno politico con due sentimenti: onere e onore. Onere, perché mi costa enormi sacrifici sia in termini personali che familiari. Onore, perchè sono profondamente onorata e lusingata di essere stata scelta dai miei concittadini che con il loro consenso hanno inteso delegarmi a rappresentarli. Lo afferma l’avvocato Paola Flammia, già vice-sindaco di Grottaminarda ed esponete locale della Margherita. Chi, tra quelli impegnati in politica, non è stato attraversato, almeno una volta, da sentimenti contrastanti e conflittuali. Chi non ha provato anche contestualmente, da un lato, un forte senso di passione e dedizione verso la attività politica e amministrativa, verso la propria comunità, cercando di mettere al servizio della stessa le proprie capacità e doti e, dall’altro, un eguale se non maggiore senso di sfiducia e riluttanza verso un mondo fatto anche di incomprensioni, personalismi, ascesa al potere. Chi non è stato percorso solo per un attimo da un enorme senso di impotenza e dal vivo desiderio di lasciare ad altri, a quelli magari più scaltri, l’arte della politica? Chi, specie tra i giovani, non ha avvertito il tentativo di prevaricazione operato in loro danno da quelli che, autoproclamandosi deus ex machina, possono gestire le sorti altrui? “Le idee e le capacità non possono crescere e svilupparsi se si toglie loro aria e sole” come ha affermato il portavoce provinciale dell’UDC Scoppettuolo. Di sicuro nel processo politico i giovani sono quelli che risentono maggiormente degli esempi negativi, che purtroppo esistono, perché più esposti e vulnerabili, più idealisti e meno abituati ai colpi bassi. Di certo sono quelli che andrebbero più tutelati. Non nel senso di costruire intorno a loro una sorta di campana di vetro rendendoli intoccabili, ma di creare le condizioni di una sana e onesta gestione della politica, in cui essi possano muoversi di modo che la lotta, che certamente devono affrontare da soli e con le proprie forze, non sia impari. Ciò vuol dire, a mio avviso, iniziare ad estirpare la gramigna che cresce insieme al grano, a depurare la classe politica con un processo sia di selezione della nuova classe dirigente per qualità che di isolamento di quella, vecchia e nuova, malsana. Lasciare che questo momento storico, che vede la nascita di un nuovo partito, scivoli via senza aver influito in tal senso è un errore imperdonabile. Si ha ora la opportunità di incidere e di segnare profondamente le sorti di un partito che dovrebbe nelle buone intenzioni durare almeno trenta anni: sarebbe saggio e lungimirante far sì che del prossimo trentennio sia protagonista una leadership fatta di persone perbene, rette, culturalmente preparate e pronte ad affrontare una sfida di non facile portata. Persone quantomeno “presentabili”. Avverto, quindi, come positivo ogni passo in tal senso compiuto dalla classe dirigente della mia provincia in modo tale che il bene comune possa essere affidato a persone coscienziose e votate all’interesse generale. Ad onor del vero si deve riconoscere che la Margherita provinciale un’operazione del genere ha iniziato a farla e sono anche contenta che l’UDC si stia riorganizzando; sarebbe utile, però, che lo facessero anche gli altri partiti del centrodestra. Mi piacerebbe che la politica tutta si rinnovasse e si riorganizzasse, poiché credo che siano i partiti e non altre entità amorfe (che possono essere utili solo a dare scossoni e per breve periodi) a doversi assumere l’onere e l‘onore di fare politica.

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