Avellino – Scelte condivise con la popolazione, rilancio del teatro Gesualdo e attenzione ai giovani: questi i tre punti dai quali l’assessore alla cultura del Comune di Avellino, Giuliano Minichiello, intende ripartire per contribuire allo sviluppo della città. Ma non è mancato un riferimento alla condizione in cui versa la scuola in Italia ed al grado di cultura delle giovani generazioni.
Assessore, è andato bene il suo primo giorno da assessore?
Si. Ho iniziato da subito a svolgere il mio ruolo e spero di poter ricambiare la fiducia che mi è stata conferita.
Lei ha dichiarato che avrebbe fatto da tramite tra i cittadini e il territorio, ma in che senso?
La cultura appartiene a tutti, quindi ognuno deve sentirsi coinvolto; a me non piacciono i progetti calati dall’alto ed imposti alla popolazione, ma quelli discussi e condivisi con le persone perché il mio settore sollecita in profondità le coscienze. Ed è per questo che mi rivolgo soprattutto ai giovani, che soffrono di tanti mali e rispetto ai quali l’istituzione non ha la possibilità di risolverli, ma può contribuire a migliorare la loro condizione di vita. Suicidi ed eventi ugualmente drammatici dimostrano il loro grado di sofferenza, che la cultura non può non tenere in considerazione. Certamente il Comune di Avellino o l’assessore alla cultura non possono risolvere il problema della disoccupazione, ma possono incidere sugli indirizzi politici generali ed è per questa ragione che i progetti devono essere il risultato della partecipazione. Un altro aspetto della vita politica cittadina riguarda il teatro Gesualdo, che deve essere rilanciato. Tutte le iniziative sono valide, ma occorre che al suo interno si sviluppino attività stabili e continuative, che rendano funzionale la struttura e efficiente il programma culturale, perché la cultura non nasce all’improvviso, ma al termine di un lungo percorso.
Considerato che lei ha anche una lunga esperienza sociale maturata a contatto con i giovani: oltre alla docenza universitaria e alla direzione del dipartimento di scienza dell’alimentazione presso l’università di Salerno è stato dirigente scolastico in un liceo di Bologna quale idea ha della scuola, oggi? I giovani sembra siano poco interessati…
Leggere che un genitore protesta perché i professori hanno attribuito un voto mediocre al figlio, come di recente accaduto a Milano, per me significa che il rapporto tra la famiglia e la scuola è in crisi e che su quella relazione dovremmo intervenire per recuperare un ruolo ed una funzione consoni all’obiettivo che occorre perseguire. Aggiungo che andrebbe migliorato il ruolo dell’insegnante, che è stato deprezzato: la scuola forma cattivi insegnanti e questo dato causa una reazione a catena. L’alfabetizzazione della società non si consegue grazie ad una raccomandazione, ma al termine di un progetto molto ampio e generalmente accettato. Ed è chiaro che le attività di orientamento assumono una particolare importanza. (di Italia Manzione)
