Premio Leone: vince Cover Boy. Amoroso racconta le piaghe moderne

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Torella dei Lombardi – “Cover Boy: l’ultima rivoluzione” si aggiudica il premio ‘Dea Mefite’ nell’ambito della rassegna “Dieci film in cerca di pubblico” del Premio Sergio Leone. Una commedia sociale, come la definisce il regista Carmine Amoroso, che intreccia due questioni ‘care’ all’attualità: immigrazione e precariato. La pellicola, low budget, racconta di due giovani: Michele, 40enne italiano che ha da poco perso il lavoro, e Ioan rumeno, cresciuto nella piena fase di transizione post-comunista del suo paese, arrivato in Italia alla ricerca di un futuro migliore. Due mondi diversi… accomunati dallo stesso destino. “Entrambi sono alla costante ricerca di un lavoro stabile – spiega il regista Carmine Amoroso – ma rimangono vittime della moderna flessibilità”.
Il suo è stato definito un film coraggioso. Condivide l’opinione dei critici?
“Si parla di due argomenti all’ordine del giorno, soprattutto in Italia: immigrazione e precariato. Due facce della stessa medaglia. Questo film vuole essere un ritratto degli esclusi della società dei consumi in una Europa dove si moltiplicano i profitti e si alza sempre di più la soglia di povertà. Nel nostro Paese ci sono 4 milioni e mezzo di precari. Credo che il cinema abbia il dovere di affrontare queste tematiche. Più se ne parla, più la gente prende coscienza delle dimensioni sociali del problema”.
Come mai Cover boy, pur avendo una distribuzione italiana, fatica a trovare il suo spazio e non ha ancora una data di uscita?
“Dovremmo chiederlo all’Istituto Luce. Nonostante il mio film sia uno di quelli che più rappresenta l’Italia nelle rassegne internazionali, ha difficoltà a trovare uno spazio distributivo. Una sorta di censura di mercato che impedisce ad un prodotto, che pure trova consensi in giro per il mondo, di crescere”.
Ha sempre manifestato grande attenzione nei confronti del Premio Sergio Leone. Qual è il suo giudizio sulla kermesse dedicata al grande cineasta irpino?
“Sono onorato di aver preso parte a questa manifestazione dedicata a uno dei più grandi registi italiani che con innovazione, stile e originalità ha fatto scuola. E che dire della prestigiosa giuria e della direzione artistica affidata a Gianni Minà, uomo di grande cultura oltre che giornalista coraggioso. Credo che la vera grande novità risieda nella lungimirante idea di collocare all’interno della kermesse corsi e seminari di formazione per studenti e aspiranti addetti ai lavori. Un mix vincente che dà lustro alla suggestiva cornice paesaggistica di Torella dei Lombardi”.
Durante la rassegna c’è stato un film che l’ha colpita particolarmente?
“Sì. ‘L’uomo di vetro’ di Stefano Incerti. Un film-capolavoro dedicato al primo pentito della storia della mafia, purtroppo penalizzato da pubblico e distribuzione”.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
“Sto scrivendo una sceneggiatura sulla musica in Marocco e un nuovo film dal titolo ‘Tutte le strade portano a Roma’. Sperando, questa volta, di poter fare affidamento sui contributi statali”.
(di Marianna Morante)

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