Castelli di Pace: al Goleto, L’Orda con Gian Antonio Stella

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Grande attesa per Castelli di Pace, il Festival che apre i battenti il 3 agosto a Sant’Angelo dei Lombardi. Una tre giorni itinerante che sarà anche l’occasione per raccogliere, a distanza di due anni dalla sua costituzione, la Rete dei piccoli Comuni per la pace e la sostenibilità: gli oltre 70 paesini di tutta Italia che due anni fa si sono uniti per promuovere pratiche di sostenibilità nei loro territori, firmando una Carta d’Azioni in cui s’impegnano a realizzare progetti concreti di risparmio energetico, fonti rinnovabili, cooperazione internazionale e economia alternativa. Nato dal connubio Acli – Legambiente , Castelli di Pace trasforma le antiche fortificazioni in laboratori di pace dove si discute del mondo, dei suoi cambiamenti e della possibilità di renderlo migliore. I piccoli borghi d’Italia sono una fonte inestimabile di ricchezza per il Paese perché dimostrano sempre più spesso di essere luoghi di grande coesione sociale, aperti alla cooperazione, protesi verso la costruzione della pace e al tempo stesso capaci d’innovazioni tecnologiche e investimenti lungimiranti come nel caso delle scelte energetiche. Castelli di Pace metterà in mostra le buone pratiche dei piccoli comuni insieme a spettacoli, concerti e dibattiti culturali su identità popolari, risorse energetiche, cambiamenti climatici e conflitti internazionali. Tra i tanti appuntamenti, da evidenziare quello del 3 agosto: dopo l’inaugurazione al quale parteciperà anche il ministro Alfonso Pecoraro Scanio , alle 21,45 il prologo de “I popoli migranti, tra passato e presente” con l’introduzione di Toni Ricciardi, ricercatore presso l’università Orientale di Napoli e gli interventi di Luigi Mascilli Migliorini, docente di storia e Gian Antonio Stella, autore del libro “L’orda”, quando gli albanesi eravamo noi. L’appuntamento si svolgerà nell’abbazia del Goleto. Gian Antonio Stella, 49 anni, vicentino, fa l’editorialista e l’inviato di politica, economia e costume al “Corriere della Sera”, giornale in cui, dopo gli anni della gavetta giovanile e l’assunzione al pomeridiano “Corriere d’Informazione”, è praticamente cresciuto. Sposato con un figlio è vincitore di alcuni premi giornalistici (dall'”E'” assegnato da Montanelli, Biagi e Bocca al “Barzini”, dall'”Ischia” al “Saint Vincent” per la saggistica) ha scritto vari libri. Tra i più noti “Schei”, un reportage sul mitico Nordest, “Dio Po / gli uomini che fecero la Padania”, un velenoso pamphlet sulla Lega, “Lo spreco”, un’inchiesta su come l’Italia ha buttato via almeno due milioni di miliardi di vecchie lire, “Chic”, un viaggio ironico e feroce tra gli italiani che hanno fatto i soldi e infine “Tribù”, uno spassoso e spietato ritratto della classe politica di destra salita al potere nel 2001. Il libro “L’Orda” è diventato in poco tempo uno spettacolo teatrale portato in scena con la Compagnia delle Acque di Gualtiero Bertelli, uno dei più noti cantautori italiani e autore di canzoni come “Nina”. Così l’editorialista commenta il libro: “Era nato così, tra amici che nella vita quotidiana fanno i lavori più vari, come un’idea, forse neppure originalissima, per presentare un libro in modo diverso. Con qualche fotografia e qualche canzone. E’ diventato qualcosa di più. Una combinazione tra il monologo e la musica e tante altre cose. Un insieme centrato su tre punti. Il racconto di tante storie di dolore, piccoli e grandi eroismi, errori, xenofobia. La proiezione di immagini straordinarie in larga parte sconosciute. L’esecuzione dei canti che costituiscono la colonna sonora della grande emigrazione italiana. Così infatti si chiama, lo spettacolo: “L ‘Orda. Storie, canti e immagini di emigranti”. Eravamo partiti, senza manager, senza attrezzature, senza sponsor, senza l’appoggio di un teatro, con tanta buona volontà e risultati a volte scoraggianti, come certe serate con quattordici o quindici spettatori. Poi un po’ siamo cresciuti noi, un po’ siamo stati benedetti da un passaparola che si è fatto di settimana in settimana più generoso nei nostri confronti, fatto sta che oggi, se ci voltiamo indietro, ci sembra perfino impossibile: siamo stati in oltre ottanta piazze e teatri italiani, dalla valle dei Templi di Agrigento alla fiera del libro di Asti, dal teatro Dal Verme di Milano (dove abbiamo presentato un’anticipazione di quello che sarà il prossimo lavoro, “Odissee”, al Salone del Libro di Torino (insieme con Melania Mazzucco), dal Palasport di Villorba in una specie di jam session con Marco Paolini al Caterfestival di Sant’Arcangelo di Romagna alla piazza di Santa Maria in Trastevere per “Libri in piazza” dell’Estate Romana. E il bello è che, viste le richieste (anche di alcuni teatri stabili), questa giostra sembra appena partita…” .

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