Diciassette i giocatori tesserati dalla compagine irpina, 18 se consideriamo anche Ferrara. Cinque americani, sei poi pensiamo anche a Danny Strong. Un croato di passaporto italiano, uno sloveno, un greco, cinque italiani, un domenicano, uno slovacco-americano che in corsa è diventato italiano. Con il contributo di tutti questi atleti la società irpina ha raggiunto il suo obiettivo, la salvezza. In totale sono state trentaquattro le gare disputate, 12 le vittorie, 22 le sconfitte. Un girone di andata pessimo condizionato da infortuni e giocatori sbagliati che ha fatto registrare un record negativo di 4 vittorie e 14 sconfitte. Il girone di ritorno è stato invece eccellente, oltre ogni più rosea aspettativa. La Scandone ha terminato la seconda parte di campionato con 8 vittorie e 9 sconfitte una marcia da play-off con il contributo di un Nikola Radulovic formato nazionale, Curry in forma nonostante la pubalgia e due playmaker che sono stati in grado di completarsi, Petrov e Zimmerman. Lo sloveno è risultato decisivo contro Reggio Emilia e Scafati, l’americano nel finale di stagione, mettendo in mostra tutte le sue potenzialità atletiche. I due hanno dato gioco alla squadra, gestito bene ogni singola situazione. Non hanno fatto per nulla rimpiangere chi li aveva preceduti, vale a dire Lamar Darby. Il ragazzo di Detroit non ha mai convinto e solo in una partita è stato decisivo, quella contro Milano. Forse l’ex ferrarese è stato l’unico errore di Matteo Boniciolli. Se infatti il coach triestino avesse espresso sin dall’inizio le sue preferenze, forse Avellino avrebbe potuto partire meglio. La Scandone ha terminato il campionato con 77 punti di media realizzati, il 51% da due ed il 34% da tre. Malgrado tra le fila biancoverdi ci fosse il miglior tiratore di liberi del campionato, Ramel Curry con il 92%, alla fine dalla linea della carità è stato totalizzato il 72%. La percentuale è scesa notevolmente quando in lunetta andava Harold Jamison. Undici i rimbalzi offensivi, 24 quelli difensivi, 17 palle perse per gare, stesso numero per quelle recuperate, 12 gli assist realizzati da Radulovic e compagni. Tali cifre cambiano notevolmente nel corso delle partite vinte ed in quelle perse. Il dato più evidente è la media punti. Nella partite vinte la squadra di Boniciolli ha messo a segno 86 punti, in quelle perse 73. Tutta la differenza del mondo per Avellino l’ha fatta il tiro da tre punti. Quando dalla lunga distanza, Curry, Radulovic, Strong e Petrov riuscivano ad avere percentuali più che soddisfacenti, per gli avversari non c’era storia. Il dato è dimostrato dal 42% da tre nelle gare vinte. Percentuale che scende al 29% nelle gare perse. Più costante la percentuale da due punti dove le soluzioni facili di Radulovic e Jamison hanno permesso di chiudere con più del 50% dal campo. Tutti questi numeri hanno permesso alla Scandone di portare a casa la salvezza. Il dato da migliorare sono senza dubbio i liberi e si spera che il prossimo anno chi andrà a sostituire Jamison sarà più preciso.
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