Rifiuti:il capoluogo entra nel panico. E Bertolaso tuona:”Non mollo”

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Avellino – Oltre trecento tonnellate di rifiuti in strada per la città; il caldo che imperversa a temperature quasi estive; code di compattatori che attendono anche giorni per sversare quanto è possibile. Un quadro che era prevedibile prima o poi e che torna ad ‘innervosire’ la città. Da venerdì praticamente non si raccoglie più, o comunque lo si fa ai minimi termini. Come nel pomeriggio di lunedì, quando il Cdr, ormai sazio, ha riaperto con fatica le porte per ingoiare ancora qualche piccola quantità di rifiuto. Particolarmente grave la condizione delle periferie, dove non si raccoglie da circa cinque giorni. A tutto questo si aggiunge la rabbia degli autisti dei compattatori, in fila anche per 24 ore, mentre per chi arriva da Napoli le attese sono ancora più lunghe. Riescono come previsto a gestire meglio la situazione i comuni ‘ricicloni’ e quelli dove la differenziata ha incominciato a prendere piede. Ma il direttore della Protezione civile e commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, proprio ieri ha ribadito che il problema si sarebbe potuto affrontare aprendo altre discariche e non solo approntando la raccolta differenziata. Un piano complesso dunque, che per Bertolaso deve prevedere le discariche e l’apertura dell’impianto di termovalorizzazione di Acerra. E, nel chiedere ‘scusa’ ai cittadini della Campania per i disagi (“…e me ne assumo le responsabilità pur avendo fatto tutto il possibile…”), ha ricordato: “Bertolaso non molla”. Come una profezia, si abbatte sul territorio il monito del commissario: ‘riaprite le discariche o invio l’esercito’. Un ultimatum che andrà a scadenza entro la fine di questo mese e che necessita, di conseguenza, di provvedimenti ad hoc. Insomma, in un modo o nell’altro il compito delle istituzioni è ancora una volta quello di individuare uno o più siti idonei allo stoccaggio. Inutile ribadire come i ‘tormentoni’ in materia rifiuti siano sempre gli stessi: la cava di Savignano Irpino, in località Ischia, destinata ad ospitare fos e sovvalli a norma, e la discarica di Difesa Grande ad Ariano Irpino, attualmente sottoposta a sequestro. Due aree che dell’Irpinia del pattume hanno fatto la storia e che sono state al centro di sommosse popolari. La tutela ambientale che si scontra, come sempre avviene in questi casi, con la coscienza civica e con il dovere etico e politico di porre rimedio ad una situazione che si protrae da oltre un decennio senza essere mai giunta ad una soluzione. Nessuno vuole i rifiuti in strada, nessuno vuole i rifiuti ‘dentro casa’. Ma Bertolaso stavolta ha deciso di non cedere ad alcuna opera di mediazione. Il problema manifesta sintomi troppo forti per poter essere ulteriormente rimandato. Il tempo corre: nei prossimi 23 giorni la provincia di Avellino, e non è la sola, dovrà dotarsi di idonee strutture per raccogliere il pattume. Sta di fatto che, nonostante l’emergenza sia nelle ultime settimane il piatto principale della cronaca irpina, la soluzione ancora non è stata trovata né sembra che il problema venga affrontato con la dovuta celerità. E forse in molti sono pronti a scommettere che i tanto discussi corsi e ricorsi storici si ripresenteranno come sistematicamente accade.

Rifiuti, Giuditta: “Mai più Commissari”
“Le politiche sui rifiuti fino ad oggi attuate in Campania si sono rivelate fallimentari e il decreto che il Governo si appresta ad emanare per l’individuazione dei siti è un gravissimo errore che si aggiunge ai tanti altri commessi in 13 anni di commissariamento”. Lo afferma l’onorevole Pasquale Giuditta componente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti e sulle attività illecite. “Sarebbe un gesto – continua l’esponente dell’Udeur – che inasprirebbe ancora di più i rapporti con le popolazioni locali le quali, da anni, si vedono imporre dall’alto scelte e condizioni. Ancora una volta la politica non vuole coinvolgere il territorio. Bisogna immediatamente invertire la strategia di azione soprattutto sugli impegni non realizzati negli anni passati”. “La soluzione – conclude Giuditta – è ritornare ai poteri ordinari, in modo che le istituzioni si riapproprino delle loro funzioni e competenze”.

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