Verso il Pd, De Mita: ‘Se vincesse il socialismo il partito fallirà’

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Roma – “Se la laicità è la tutela degli omosessuali e del partito socialista europeo e se dovesse vincere tutto questo, allora il partito unitario fallirà. La parabola del socialismo si è conclusa, la politica si è arricchita del diritto di cittadinanza e la politica estera è cambiata, pertanto l’internazionale socialista è fuori gioco. Diciamo no al pse perché andrebbe contro il rinnovamento registrato in questi anni. La rottura nei Ds è pericolosa perché apre la sfida al recupero della tradizione socialista e potrebbe segnare un percorso diverso dal nostro”. Ciriaco De Mita è intervenuto ieri mattina al congresso nazionale della Margherita, che si concluderà questo pomeriggio con la riconferma di Francesco Rutelli, per spiegare le ragioni di una scelta e per illustrare il percorso lungo il quale dovrà incamminarsi il Partito democratico. L’ex capo del governo è arrivato nel teatro 5 di “Cinecittà” accompagnato dalla figlia Antonia e si è accomodato al tavolo della presidenza. In sintesi, la Margherita va verso la costituzione del Partito democratico , senza ma e senza se: nei prossimi mesi sarà avviata la fase costituente, che porterà alla nascita del nuovo soggetto politico, destinato a scompaginare la storia politica del paese. Le incognite rimangono, ma nessuno ha voglia di tornare indietro. Il cattolicesimo democratico e il popolarismo non sono valori in discussione e soltanto la storia potrà dire se saranno sopravvissuti alla nuova esperienza politica. Il dibattito è stato articolato ed interessante, anche se nella prima parte della giornata è stato poco partecipato. Prima di De Mita sono intervenuti alcuni esponenti del nord, tra i quali Diego Bottacin, coordinatore del Veneto, il senatore Egidio Banti e il professore Alberto Gambino, esperto per le politiche legate alla famiglia. Poi è stata la volta di Ermete Realacci, che ha scelto di non parlare di politiche ambientali, ma di sviluppo ed economia. Ammette che c’è un problema di lettura delle esigenze del paese e si augura che il Partito democratico possa interpretarle. Il riformismo può essere positivo oppure negativo, ma il giudizio attiene ai rapporti che la politica ha con l’economia e il territorio. “Non siamo in grado di parlare alla piccola e media impresa- aggiunge – ma il “disastro” elettorale della Rosa nel pugno dimostra che quelle sono le vere esigenze rappresentate dalla gente e non certi temi ideologici”. Ed è giunto, così, il turno del presidente De Mita: “In questi giorni vengo inserito una volta nella categoria dei “si” al Pd e l’altra in quella dei “no” – esordisce – ma io cerco soltanto di ragionare sulle questioni perché ritengo che il ricambio sia aiutare i giovani ad andare avanti, mentre le primarie non servono e rappresentano un approccio demagogico”. Il coordinatore regionale della Margherita ha spiegato che non si tratta di dover cancellare una storia, ma di riannodare le radici dove sono state recise, evitando l’idea utopistica del futuro e la rassegnazione del presente. “Facciamo una scelta diversa – afferma – registrando la difficoltà, ma dobbiamo farci guidare dal ragionamento perché è l’azione che alimenta il pensiero”. La cosa rilevante è che le nostre sono storie di popolo costruite sulla ragione storica e culturale ed è per questo che noi abbiamo scelto un percorso ambizioso, attraverso il quale intendiamo risolvere i problemi senza rimuovere il presente, ma nell’ottica della continuazione di un percorso storico. “E’ normale – aggiunge Ciriaco De Mita – che questi disegni stanno congelando l’attenzione di una parte dell’opinione pubblica, accade sempre così in presenza di novità di popolo”. Nei rapporti con gli alleati avverte “che la rottura nei Ds non è un fatto di quantità, perché apre la strada al recupero della tradizione socialista, non guarda al futuro e se il richiamo diessino dovesse essere forte si segnerebbe un percorso diverso dal nostro: se vincesse il Partito socialista europeo il Partito democratico sarebbe poco consistente, se dovessimo vincere noi allora avremmo la possibilità di mettere in discussione gran parte della liturgia congressuale”. E sulla politica internazionale De Mita ha osservato che una volta gli stati si alleavano per essere più forti, ma con l’avvento dei partiti popolari la logica è cambiata e adesso serve l’alleanza interna come condizione di equilibrio sul piano internazionale. Anche la laicità oggi è cambiata, perché è cambiato il ruolo della religione: in passato è stato il cristianesimo ad aver creato la distinzione tra religioni diverse e su questa c’è stata l’esportazione della democrazia europea, che è figlia di un fenomeno culturale. “Oggi – conclude – l’esigenza è garantire la libertà in concreto e non in astratto ed il vero problema è la mediazione tra la chiesa cattolica e la democrazia e la spaccatura non è una condizione”. Il suo intervento è durato 35 minuti, molto più dei limiti imposti dal regolamento, la platea ha ascoltato con attenzione le sue riflessioni ed ha contestato Sergio Mattarella, che presiedeva la fase congressuale, quando lo ha invitato a rispettare i tempi: “Vorrei concludere il mio intervento – ha affermato Ciriaco De Mita – perché forse questa ò l’ultima volta che parliamo insieme”. Il congresso ha vissuto anche l’esperienza internazionale: Abu Mazen, presidente dell’Autorità nazionale palestinese, invitato alla manifestazione, ha inviato il video-messaggio, proiettato nella sala, attraverso il quale ha ringraziato l’Italia per la presenza dei nostri soldati nel Libano del sud ed ha aggiunto che la Margherita assomiglia molto ai nuovi schemi politici inaugurati a livello locale. “Noi facciamo il partito democratico e la società italiana si divide tra laicità e clericalismo – ha affermato Rosy Bindi – se la laicità è insensibilità verso certi valori, tocca a noi cattolici trovare la soluzione. Non abbiamo rinunziato ai nostri valori – ha aggiunto – abbiamo trovato una sintesi superiore partendo ognuno dalla sua sensibilità”. Enzo Bianco ha richiamato i valori della solidarietà e della democrazia quali principi fondamentali del Partito democratico ed ha comunicato all’assemblea che il giorno 11 maggio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, conferirà la medaglia d’oro a Filippo Raciti, il poliziotto rimasto ucciso negli scontri registrati davanti allo stadio di Catania. Hanno, inoltre, parlato Enrico Letta, Giuseppe Fioroni, Antonello Soro ed altri ancora. (di Tiziano Tedeschi)

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