IL COMMENTO: I ritmi metropolitani dell’utopia irpina

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di Antonio Porcelli – Cosa succede in città? E’ il leit-motiv di una canzone famosa mai come in questo momento di grande attualità in Irpinia. Cosa succede con l’incalzare sempre più frequente della cronaca inaudita rimbalzata sugli organi di stampa nazionali, tali da confondere in un Tg delle 13.30, Napoli con Avellino? Da Petruro ad Avellino, da Montefusco a Pietrastornina ed oggi a Solofra i connotati seppur diversi nelle motivazioni, identificano una sola matrice, quella della violenza che traspare sempre più netta e con ritmi metropolitani che non ci appartengono. Una volta, per creare una pagina di cronaca, tranne qualche raro evento, il cronista doveva sudare ed impegnarsi al massimo per riuscire ad inserire nel master predisposto la pagina da sfogliare. Oggi, almeno due sono garantite: tra arresti, spaccio ed arresti per droga, bullismo, inchieste giudiziarie, rapine, estorsioni, scandali di diverso tipo, risse ed omicidi con frequenza ormai quindicinale, il lavoro diventa un optional per chi ha il mestiere. Occorre solo attendere …per riempire e scrivere. Siamo di fronte ad una seria inversione di tendenza della nostra società: la violenza dei ‘normali’ si è inserita con fare abitudinario nel nostro modo di pensare con disarmante schizofrenia. Partendo da noi intesi come mezzi di informazione occorre iniziare a fare autocritica. L’ appiattimento e il livellamento delle notizie più drammatiche ridotte a pura immagine che scorre veloce, insieme all’immagine di eventi futili, finisce per cancellare la stessa violenza con qualcosa di peggio: l’anestesia, il significato umano del contenuto di un messaggio. Il senso vivo di un fatto che, prima di diventare notizia riguarda delle persone non astratte, in carne ed ossa. Forse, occorre seguire il suggerimento offerto da Calvino ne “Le città invisibili”: saper individuare e coltivare. In altri termini: riconoscere e valorizzare, in mezzo alla marea apparentemente uniforme della violenza quotidiana, i segni ed i messaggi della nonviolenza. Per la verità, questa filosofia non appartiene alla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori. Dal caso Catania ed ancor prima, molto prima, sono sempre stato vicino agli addetti alla nostra sicurezza, qualsiasi sia il grado e le mansioni esplicate. Anzi, ad onor del vero, gli ultimi eventi registrati sul territorio confermano una presenza attiva ed efficace nel contrasto della delinquenza e della riuscita delle operazioni attivate per assicurare alla Giustizia i colpevoli. Il punto dolente riguarda la politica. Assente se non per comparire nei momenti del dopo. Anche su questo tasto è netta la distanza tra l’opinione pubblica e i referenti del potere. Troppi convegni inutili, troppe chiacchiere e spesso impreparazione mista a superficialità. Per non parlare dei riferimenti ormai inesistenti: una volta tra preti, maresciallo dei carabinieri, maestri e famiglie si riusciva a tenere dritta la barra. Oggi qualcuno resiste, ma la barca affonda. Non sono un pessimista ad oltranza, né prendendo lo spunto da un fatto criminoso, desidero apparire come tanti altri relatori dell’opportunismo quotidiano. Mi interessa Avellino e la sua provincia: avverto preoccupazioni e violenze gratuite spesso sottovalutate. Avanza l’io ad ogni piè sospinto: forse è il caso che noi tutti ad iniziare dai vertici iniziamo ad esprimere sensibilità vere con comportamenti diversi, meno omertosi, più rigorosi e facendo rispettare le regole ormai saltate, quali la meritocrazia e il rispetto degli altri. Senza bigottismo e senza stellette di cartapesta incentivando la comunione del singolo con gli eventi, della partecipazione sensibile e realmente democratica. Le utopie metropolitane non ci appartengono. Nei nostri paesi e nella nostra Avellino avevamo la capacità di riconoscere e valorizzare. Forse siamo cambiati: ma non per questo in mezzo alla marea apparentemente uniforme della violenza quotidiana, non possiamo non aiutarci a riscoprire la rivitalizzazione dei tanti messaggi della nonviolenza. La sfida è culturale, solo culturale. La politica vi assicuro è molto, ma molto distratta…

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