E’ di sicuro una delle più belle realtà della provincia di Avellino. L’Hirpinia, formazione con appena quattro anni di vita mira in alto. La squadra del presidente De Benedictis, militante nel girone C del campionato di Promozione, vuole costruire qualcosa di importante. Gli amaranto che hanno instaurato rapporti con Pro Patria, Legnano e Novara, da qualche tempo si avvalgono della collaborazione di un vecchio volpone del calcio: Lamberto Leonardi, 68enne romano, che ricopre il ruolo di responsabile tecnico. Lui che per anni si è accomodato sulle panchine della terza serie, stanco del calcio di questi ultimi anni in cui non si rispecchiava più, ha deciso di lasciare il professionismo.
Mister cosa l’ha spinta ad accettare il progetto Hirpinia, dopo tanti anni di onorata carriera?
“Quella dell’Hirpinia è una scommessa che ho accettato volentieri. Il presidente De Benedictis ha in mente un progetto importante. Ero venuto in questa terra con altre idee, con la volontà di impegnarmi per il settore giovanile, poi l’entusiasmo del presidente e la serietà dei dirigenti, mi hanno spinto a prendere in mano l’intera struttura calcistica. Penso che si è partiti con il piede giusto. Siamo sulla buona strada e sono convinto che riusciremo a fare grandi cose”.
L’ex allenatore della Torres conferma l’intenzione della dirigenza di puntare sui giovani: “Puntiamo molto a far crescere i nostri ragazzini. Il settore giovanile è la cosa che per noi conta di più. Stiamo cercando di creare qualcosa di buono, non soltanto sotto l’aspetto calcistico, ma soprattutto sotto quello sociale. Visto che neanche l’Avellino, che è la prima squadra di questa Provincia dispone di una struttura adeguata”.
Soddisfatto del rendimento della prima squadra? Raggiungere l’obiettivo, visti i 23 punti ottenuti fino a questo momento, non dovrebbe essere per voi un problema: “Credo che ci salveremo senza soffrire. E’ una squadra giovane, che si sta comportando in maniera egregia in un campionato difficile. All’inizio non erano partiti troppo bene, adesso invece il percorso è divenuto meno arduo. L’obiettivo è a portata di mano non ci sfuggirà”.
Tra i tanti ragazzi che sta avendo modo di allenare, c’è qualcuno che secondo lei può raggiungere traguardi importanti?
“Non faccio nomi, perché potrebbero montarsi con la testa. Abbiamo diversi elementi molto forti, alcuni di loro sono saliti nel Nord Italia per un provino. Ritengo che se continueranno a lavorare come hanno fatto fino ad oggi, raccoglieranno i frutti”.
L’ultima panchina professionistica tre anni fa ad Isernia. Perché, poi ha deciso di lasciare il calcio che “conta”?
“Ho chiuso perché questo calcio non lo sentivo più mio. Sono cambiate tante, troppe cose da quando mi sono seduto il primo giorno su un panchina. Adesso, gli allenatori sono l’ultima ruota del carro. Ora le cose sono diverse, se non sei legato ai procuratori non vai avanti. Sono loro che costruiscono le squadre, che propongono i giocatori. Io mi sono trovato bene, perché non ho mai ascoltato nessuno, a volte soltanto qualche presidente. Ero… e sarò sempre un uomo libero”. Ha avuto modo di allenare un campione come Zola, che ricordo ha di Magic Box?
“Gianfranco è stato il più grande che ho allenato. Uomini come lui se ne trovano pochi. E’ una persona eccezionale, oltre ad essere stato uno dei più ‘immensi’ calciatori italiani. Ho avuto modo di averlo con me per due anni, sapevo che poteva arrivare lontano, ma non avrei mai pensato ad una carriera così importante. Purtroppo, il secondo anno non ho potuto utilizzarlo perché restò fermo per l’intera stagione a causa di una pubalgia. Eravamo in C1, arrivammo quarti dopo un campionato eccellente. Sono certo che se avessi potuto utilizzarlo avremmo vinto il torneo. Ho avuto modo di poter lavorare anche con Mario Piga e Andrea Carnevale, altri due ottimi elementi ‘partoriti’ dalla nostra nazione ”. Giovedì per la formazione amaranto amichevole di lusso contro il Sorrento, compagine militante nel girone C della C2 in cui giocano gli ex attaccanti dell’Avellino Rastelli e Molino.(di Sabino Giannattasio)
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